<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491</id><updated>2012-02-16T04:46:20.937-08:00</updated><title type='text'>PJ Magazine</title><subtitle type='html'>Novità, Editoriali e Notizie dal mondo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Admiral Wellington</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01285743314460470991</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>34</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-7173210805244253959</id><published>2008-01-26T09:34:00.001-08:00</published><updated>2008-01-26T09:34:40.618-08:00</updated><title type='text'>Napolitano incontra i "piccoli"</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Dopo quelle della giornata di venerd&amp;#236; sono proseguite le consultazioni al Quirinale per trovare una soluzione alla crisi di governo. Il capo dello Stato ha incontrato tutti i piccoli partiti di maggioranza e opposizione. &amp;#171;Per ora &amp;#232; impossibile fare anticipazioni&amp;#187; ha affermato Napolitano al termine delle consultazioni odierne. &amp;#171;&amp;#200; impossibile adesso fare qualsiasi anticipazione e sintesi sulle consultazioni. &amp;#200; una piccola catena di montaggio. Posso solo dire che c'&amp;#232; un perfetto rispetto dei tempi&amp;#187; ha aggiunto il presidente della Repubblica. Abbiamo scandito un calendario - ha proseguito Napolitano - concedendo tempi ragionevoli a tutti. Se i dibattiti fossero tutti cos&amp;#236; ordinati ci guadagneremmo&amp;#187;. Il capo dello Stato si &amp;#232; poi congedato ricordando che luned&amp;#236; e marted&amp;#236; le consultazioni potranno avere una &amp;#171;crescente importanza&amp;#187;, quando saranno ascoltate le principali formazioni parlamentari.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il primo colloquio odierno nello Studio alla Vetrata &amp;#232; stato con il gruppo Autonomie libert&amp;#232; democratie. Prima di lasciare il Quirinale Carlo Perrin e Roberto Nicco hanno spiegato la loro contrariet&amp;#224; allo scioglimento delle Camere. &amp;#171;Siamo contrari - ha detto Nicco - all'interruzione della legislatura. Il momento &amp;#232; particolarmente delicato. Abbiamo detto al Capo dello Stato che serve un momento di pacificazione per ridare fiducia ai cittadini. Occorre avviare un dialogo costruttivo tra le forze politiche con l'obiettivo di dare vita ad un governo che affronti la revisione della legge elettorale, le riforme istituzionali essenziali e alcune misure sul piano economico e sociale necessarie in questo particolare momento&amp;#187;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Successivamente ad incontrare Giogio Napolitano sono stati i rappresentanti della Sudtirolen Volkspartei (SVP). Al termine dell'incontro, il portavoce Sigfried Brugger ha ribadito il no alle elezioni anticipate &amp;#171;che non risolvono i problemi di sistema del Paese&amp;#187; ed il s&amp;#236; &amp;#171;ad un governo di transizione impegnato nella realizzazione di una nuova legge elettorale e nella risoluzione dei problemi pi&amp;#249; urgenti: un esecutivo sul modello del governo Ciampi nel 1993&amp;#187;. Brugger ha, infine, ribadito che quella attuale &amp;#171;&amp;#232; una crisi pi&amp;#249; che politica del sistema politico. Senza la nuova legge elettorale, equilibrata ed adatta al sistema politico italiano non si risolve&amp;#187;. Il modello scelto dalla Svp &amp;#232; quello tedesco, &amp;#171;per dare stabilit&amp;#224;, tutelare e privilegiare il rapporto eletto-elettore e non la regia delle segreterie di partito&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Elezioni anticipate il prima possibile. &amp;#200; questa invece la posizione espressa dai rappresentanti del Nuovo Psi. &amp;#171;Solo un Parlamento e un governo legittimati dal voto dei cittadini - ha affermato il socialista Stefano Caldoro - potranno affrontare una nuova fase costituente&amp;#187;. Per il democristiano Gianfranco Rotondi, invece, il ricorso alle urne potrebbe essere evitato solo se &amp;#171;i due partiti pi&amp;#249; grandi assumessero l'impegno a governare il paese per tutti e tre gli anni della legislatura. Se questo non &amp;#232; possibile &amp;#232; inutile perdere tempo&amp;#187;.    &lt;br /&gt;Una posizione analoga &amp;#232; stata espressa anche da Francesco Nucara ed Antonio Del Pennino (Pri) e da Giovanni Pistorio (Mpa). &amp;#171;Abbiamo chiesto di verificare la possibilit&amp;#224; di formare un governo di grande coalizione. Se questo non fosse possibile allora &amp;#232; necessario andare subito ad elezioni&amp;#187; ha detto invece Mauro Cutrufo della Democrazia cristiana per le autonomie.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Successivamente il capo dello Stato ha incontrato la delegazione dell'Uduer. Per tutti ha parlato il suo leader Clemente Mastella. &amp;#171;L'Udeur &amp;#232; contrario all'ipotesi di governi tecnici, siamo per il voto anticipato e per aprire una nuova fase costituente&amp;#187; ha spiegato l'ex ministro della Giustizia. Mastella ha poi ribadito che a questo punto sono necessarie elezioni politiche anticipate ed &amp;#232; difficile dare vita ad altre soluzioni. &amp;#171;A meno che in questi giorni dovessimo assistere ad un miracolo. In tal caso, per quanto scettici e chiamati a verificarne l'autenticit&amp;#224; non ci dimostreremmo miscredenti&amp;#187;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un nuovo governo per approvare la legge elettorale, partendo dal modello regionale su cui era fondata la bozza Chiti. Ma se un accordo di questo tipo non fosse possibile, si vada ad elezioni gestite dal governo di Romano Prodi, soluzione in linea con quanto avviene in tutte le democrazie occidentali mentre ogni altra soluzione sarebbe un bizantinismo. Questa invece la posizione dei Socialisti dello Sdi espressa a Napolitano dal capogruppo alla Camera Roberto Villetti. All'incontro con il capo dello Stato non hanno partecipato i Radicali, che non si sono presentati.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'Italia dei Valori ha chiesto invece di tornare al pi&amp;#249; presto al voto, tuttavia si &amp;#232; dichiarata disponibile &amp;#171;ad un governo istituzionale a brevissimo tempo e soltanto per l'emergenza&amp;#187; rappresentata dalla necessit&amp;#224; di approvare una nuova legge elettorale. La posizione dell'Idv &amp;#232; stata spiegata dal suo leader Antonio Di Pietro al termine dell'incontro con Napolitano.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Affidare il reincarico a Romano Prodi per non interrompere il lavoro di risanamento avviato dal governo di centrosinistra &amp;#232; stata invece la richiesta dei Verdi a Napolitano. &amp;#171;I Verdi - ha spiegato il leader Alfonso Pecoraro Scanio al termine del colloquio - hanno chiesto al presidente della Repubblica di reincaricare l&amp;#8217;onorevole Prodi che ha ricevuto la fiducia in una delle due Camere per non interrompere il lavoro di risanamento economico, proprio nel momento in cui si possono e si devono aumentare i salari dei lavoratori e si deve investire su giovani e precari&amp;#187;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#171;Il Pdci dice no a qualsiasi ipotesi di governo tecnico o istituzionale e ribadisce che appogger&amp;#224; un eventuale reincarico a Romano Prodi con la stessa maggioranza uscita dalle urne, altrimenti l'unica ipotesi &amp;#232; il voto anticipato&amp;#187; ha detto invece il segretario del Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto, al termine dei colloquio con il Capo dello Stato. &amp;#171;Siamo indisponibili a qualsiasi soluzione che snaturi la coalizione uscita dalle urne - ha spiegato Diliberto - dunque siamo contrari a qualsiasi ipotesi di governo tecnico, istituzionale, di larghe intese o di scopo come il fantasioso lessico della politica italiana definisce questi esecutivi&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A conclusione delle consultazioni della giornata odierna il capo dello Stato ha incontrato gli esponenti della Sinistra democratica. Il suo leader Fabio Mussi ha annunciato che la sua formazione &amp;#232; favorevole a un governo a termine per fare una nuova legge elettorale. &amp;#171;Noi siamo disposti a votare un governo a termine di breve durata, con mandato limitato e con pochi punti programmatici&amp;#187; ha detto Mussi, precisando anche che Sd &amp;#171;ritiene impensabile che in un eventuale governo a termine possano far parte i trasformisti che hanno rovesciato Prodi e il centrosinistra&amp;#187;.    &lt;br /&gt;Il giro di consultazioni del capo dello Stato era iniziato venerd&amp;#236; pomeriggio, quando al Colle erano saliti i presidenti delle Camere, Franco Marini e Fausto Bertinotti, e i rappresentanti dei gruppi misti di Camera e Senato e delle Autonomie. Dopo una lunga pausa, Napolitano riprender&amp;#224; i suoi colloqui luned&amp;#236;, incontrando i diversi partiti in ordine crescente secondo la loro rappresentativit&amp;#224; in Parlamento. Si chiude marted&amp;#236; con Fi e Pd, in mattinata, e con i presidenti emeriti della Repubblica nel pomeriggio. &amp;#171;Ho trovato la conferma che abbiamo un presidente saggio&amp;#187;. &amp;#200; il primo commento del presidente della Camera, Fausto Bertinotti sulla crisi di governo. In merito alla possibilit&amp;#224; di un governo &amp;#171;ponte&amp;#187; per superare la crisi Bertinotti non si sbilancia ma afferma che &amp;#171;penso semplicemente che sarebbe bene che il paese avesse la possibilit&amp;#224; di votare una legge che consenta agli elettori di scegliere,a chi vince di governare e ai partiti di ritrovare un rapporto forte con la societ&amp;#224; civile&amp;#187;, conclude. Dalla seconda carica dello Stato arriva invece una nuova smentita sulle voci&lt;u&gt; &lt;/u&gt;di un possibile mandato esplorativo proprio a Franco Marini. &amp;#171;Ripeto quello che ho gi&amp;#224; detto ieri: ho gi&amp;#224; il mio lavoro e non cambio idea. Comunque tutto &amp;#232; nelle mani del Capo della Repubblica&amp;#187;. Cos&amp;#236; il presidente del Senato, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano sulle consultazioni del Quirinale e sull'ipotesi che possa guidare un governo istituzionale.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-7173210805244253959?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/7173210805244253959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=7173210805244253959&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7173210805244253959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7173210805244253959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/napolitano-incontra-i.html' title='Napolitano incontra i &amp;quot;piccoli&amp;quot;'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-917053307934833838</id><published>2008-01-25T04:22:00.000-08:00</published><updated>2008-01-25T04:24:18.371-08:00</updated><title type='text'>Marini: «Non aspiro ad alcun incarico»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Non aspiro ad alcun incarico». Così il presidente del Senato, Franco Marini, ha smentito tutte le voci che lo indicavano in pole position per la guida di un eventuale governo istituzionale di transizione dopo la caduta dell'esecutivo di Romano Prodi. «È da un anno che dico che la responsabilità che ho è già grande e quindi non aspiro proprio ad avere alcun altro incarico. Ci saranno le consultazioni e io ho grande fiducia nelle capacità del presidente Napolitano. Credo anche che le forze politiche debbano pensare agli interessi generali perché è una fase delicata del Paese».&lt;br /&gt;L'ufficio stampa del Quirinale ha comunicato il calendario delle consultazioni del presidente della Repubblica. Il capo dello Stato ha promesso consultazioni «meticolose, ma rapide» che proseguiranno fino a martedì, chiudendosi con l'incontro di Napolitano con le delegazioni del Partito democratico e di Forza Italia, seguite dagli ex presidenti della Repubblica.&lt;br /&gt;Difficile comunque che la crisi che si aperta con la sconfitta in Senato di giovedì possa rapidamente chiudersi, come avvenne un anno fa. Allora, dopo un giro di consultazioni, Napolitano rimandò alle Camere lo stesso Prodi, visto che non c'era stato un voto formale di sfiducia e che la maggioranza aveva espresso la propria preferenza per il reincarico, oltre a prendere l'impegno di modificare la legge elettorale. Ma ora la maggioranza uscita dalle urne non esiste più, c'è stato un voto formale di sfiducia (almeno al Senato), e la legge elettorale è ancora la stessa di due anni fa. Dieci anni fa, inoltre, un Prodi fresco di sfiducia respinse l'idea di un reincarico, avanzata allora da Oscar Luigi Scalfaro. In più il centrodestra sembra compatto, con l'eccezione dell'Udc, nel chiedere il ricorso alle elezioni anticipate. Ma nei giorni scorsi si è parlato di un presidente della Repubblica propenso a cercare la via di un nuovo governo, che abbia come unico mandato quello della riforma della legge elettorale. E che cerchi il consenso su un nome sul quale converga il maggior consenso possibile: Mario Monti o il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Oppure i presidenti di Senato e Camera, Marini e Bertinotti. Da questo scenario appare probabile che la soluzione della complessa crisi richieda tempi lunghi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-917053307934833838?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/917053307934833838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=917053307934833838&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/917053307934833838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/917053307934833838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/marini-non-aspiro-ad-alcun-incarico.html' title='Marini: «Non aspiro ad alcun incarico»'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-2155463700407253385</id><published>2008-01-24T11:59:00.000-08:00</published><updated>2008-01-24T12:04:41.731-08:00</updated><title type='text'>Cade il Governo prodi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ce l'ha fatta. Il sogno di Romano Prodi si è infranto in Senato di fronte all'arida realtà dei numeri. Il presidente del Consiglio e il suo governo non hanno ottenuto infatti la fiducia richiesta. Hanno votato no in 161, mentre i sì sono stati 156. Un senatore (Scalera) si è astenuto, mentre tre erano gli assenti (Andreotti, Pallaro e Pininfarina).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il premier non è rimasto per ascoltare l'esito del voto, ma durante la votazione è immediatamente tornato a Palazzo Chigi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il voto è arrivato al termine di una seduta ad alta tensione dove il premier aveva chiesto un voto di fiducia proprio per verificare l'esistenza di una maggioranza a sostegno del governo dopo la decisione dell'Udeur di uscire dall'esecutivo. E proprio la decisione di un senatore dell'Udeur, &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="text-align: justify;float: left; margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; cursor: pointer; width: 320px; " src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2008/01/24/0JV5KCAN--140x180.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nuccio Cusumano, di dare il proprio consenso al governo nonostante la posizione ufficiale del partito, schierato per il no, aveva causato un battibecco con scambio di violente accuse che si era concluso con un malore dello stesso Cusumano e con una sospensione della seduta per una decina di minuti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell'intervento con cui aveva aperto la seduta, Romano Prodi aveva chiesto ai senatori un voto «motivato», promesso riforme istituzionali e un ritocco della squadra di governo. Il premier aveva poi ribadito di voler «il voto esplicito» di ciascun parlamentare nel rispetto della Costituzione spiegando che l'Italia «non si può permettere il lusso» di un vuoto di potere per far fronte all'emergenza economica e all'urgente bisogno di riforme istituzionali. Il premier aveva aggiunto poi di essere «ben consapevole» del fatto che il governo aveva bisogno di una ridefinizione per «rafforzare le sue capacità decisionali, snellire le sue procedure, migliorare la sua resa, forse ridefinire le sue strutture e la sua composizione». Prodi aveva esordito parlando di «crisi politica ed esprimendo solidarietà a Clemente Mastella, «contro le strumentalizzazioni e gli opportunismi che si sono prodotti nei suoi confronti». «Sono qui al Senato per rispettare e applicare la Costituzione con lo spirito dei padri costituenti. La Carta non prevede infatti la prassi delle crisi extraparlamentari, e neanche quella delle mozioni di sfiducia individuali a un ministro. Vi chiedo di giudicare il lavoro dell'esecutivo con senso di responsabilità - ha detto Prodi -. Il Paese ha urgente bisogno di riforme, corre dei rischi per il grave ritardo in cui si trova. Ribadisco il mio impegno affinché non si vada a un voto che condanna il Paese all'ingovernabilità. Chiedo un voto motivato, nessuno può sottrarsi nel dovere di dire quale altra maggioranza chiede al posto di quella attuale». Successivamente nelle repliche agli interventi, prima delle dichiarazioni di voto, il premier si era poi definito «coerente e non testardo» per la scelta di essere in aula a confrontarsi con i senatori. E aveva poi definito «fango sulla democrazia» tutte le ricostruzioni che parlavano di compravendite di voti e ricatti per cercare di ottenere una nuova maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Ma è stato l'Udeur il protagonista della giornata. Fuori e dentro l'Aula si è consumata la spaccatura del partito, anche se il suo leader Mastella fino all'ultimo ha cercato di non ammetterla: «Non c'è nessuna spaccatura nel mio partito. Come vedete siamo tutti qui tranne uno» (ma i senatori dell'Udeur sono in tutto tre, ndr) aveva detto Clemente Mastella dopo una riunione con i suoi in un ristorante vicino a Palazzo Madama, spiegando che chi non avrebbe votato contro Prodi sarebbe stato espulso. Pochi minuti dopo, però, il senatore Nuccio Cusumano aveva annunciato il suo voto a favore di Prodi e tra i banchi era scoppiato il finimondo. Al grido di «pezzo di merda, pagliaccio, venduto» il capogruppo Tommaso Barbato era corso in aula mentre dal video stava ascoltando la dichiarazione di voto del collega di partito e con le mani aveva mimato una pistola. Al termine del suo discorso e dopo l'attacco di Barbato, Cusumano si era sentito male ed era stato portato via in barella. Al suo indirizzo dai banchi dell'opposizione erano arrivati anche altri pesanti insulti. I commessi erano poi intervenuti per allontanare Barbato dall'Aula e la seduta era stata sospesa.. In mattinata anche Mastella aveva avuto un malore e per questo era stato accompagnato a Roma da un medico.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-2155463700407253385?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/2155463700407253385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=2155463700407253385&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2155463700407253385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2155463700407253385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/cade-il-governo-prodi.html' title='Cade il Governo prodi'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-8661797255973936874</id><published>2008-01-16T04:29:00.001-08:00</published><updated>2008-01-16T04:29:30.423-08:00</updated><title type='text'>Sì al dialogo!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Come si comporterebbe il laico professor Massimo Cacciari, da sindaco di Venezia, con un Papa all' universit&amp;#224;? &amp;#171;Lo accoglierei con immenso piacere... Tutta questa polemica scoppiata a Roma mi pare un grave errore. Francamente me ne sfuggono i fondamenti. Il Papa &amp;#232; una grande autorit&amp;#224; morale e culturale, al di l&amp;#224; della fede dei singoli. Mi pare doveroso mantenere un dialogo con questa istituzione, se vogliamo limitarla a quel semplice ruolo. Nulla vieter&amp;#224; al rettore, porgendo il benvenuto al Pontefice, di specificare la profonda differenza tra un magistero religioso, come quello di Benedetto XVI, e l' attivit&amp;#224; propriamente scientifica che deve svolgersi in un' universit&amp;#224;&amp;#187;. Il suo vecchio amico Alberto Asor Rosa (avete condiviso l' esperienza della rivista &amp;#171;Contropiano&amp;#187; tra il ' 68 e il ' 71) dice che l' invito &amp;#232; &amp;#171;una manifestazione di soggezione a una super-autorit&amp;#224; papale&amp;#187;. &amp;#171;Si sente soggetto subalterno solo colui che davvero lo &amp;#232;... Non mi sono mai sentito subalterno a qualcuno, meno che mai ricevendo il Papa. Alberto Asor Rosa &amp;#232; persona ragionevole. Anche lui riconoscer&amp;#224; che il ruolo del Papa &amp;#232; superiore a me, a qualunque rettore o professore di qualsiasi universit&amp;#224;. Un po' di modestia non guasterebbe. Modestia, ho detto. Non certo subalternit&amp;#224;&amp;#187;. Alcuni docenti promettono di togliersi la toga, gioved&amp;#236; davanti a Papa Ratzinger per protesta. Che ne dice? &amp;#171;Un gesto privo di senso e di senno. Il Papa non andr&amp;#224; all' universit&amp;#224; per processare Galileo o qualche scienziato contemporaneo. Non si metter&amp;#224; a demonizzare Giordano Bruno. N&amp;#233;, credo, difender&amp;#224; Giuliano Ferrara sull' equivalenza tra pena di morte e aborto. Ritengo molto utile che le istituzioni universitarie e politiche dialoghino con le autorit&amp;#224; religiose. Ovviamente, un dialogo nella fermezza&amp;#187;. Chi protesta sostiene: la presenza di Benedetto XVI all' inaugurazione &amp;#232; un sigillo culturale su tutto l' anno accademico. &amp;#171;Ma qui parliamo del vescovo di Roma. Alle aperture delle universit&amp;#224; veneziane &amp;#232; sempre presente il Patriarca. A Milano, ricordo mille presenze del cardinal Martini...&amp;#187;. Si parla di cortei per contestare la visita. C' &amp;#232; chi annuncia un nuovo 1968. Cosa ne pensa? &amp;#171;Una sola cosa: &amp;#232; sempre fertile il grembo che partorisce i cretini. Ci saranno manifestazioni? Benissimo, non saranno certo motivo di apprensione n&amp;#233; di grande scandalo. Meglio che mettersi a manifestare sarebbe studiare, approfondire, tentare di comprendere. E dialogare. Pi&amp;#249; faticoso, lo ammetto&amp;#187;. Walter Veltroni e Fabio Mussi devono partecipare alla cerimonia nonostante le polemiche laiche? &amp;#171;Ma scherziamo? A questo punto gli toccher&amp;#224; andare comunque, a tutti i costi. Anche se avranno la febbre alta...&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Massimo Cacciari, sindaco di Venezia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-8661797255973936874?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/8661797255973936874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=8661797255973936874&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8661797255973936874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8661797255973936874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/s-al-dialogo.html' title='Sì al dialogo!'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-8946322802316804280</id><published>2008-01-16T04:26:00.001-08:00</published><updated>2008-01-16T04:26:32.412-08:00</updated><title type='text'>Una sconfitta per il paese</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;A questo punto la decisione era molto probabilmente inevitabile: Benedetto XVI ha preferito non recitare la parte dell'ospite sgradito. Ha preferito evitare allo Stato italiano la vergogna di dover difendere la sua presenza all'Universit&amp;#224; di Roma schierando i reparti antisommossa, e ha deciso di rinunciare alla sua visita. E' una grande vittoria dei laici. Il &amp;#171;libero pensiero&amp;#187; ha trionfato e i suoi apostoli possono cantare vittoria: ha trionfato la scienza contro l'ignoranza, la ragione contro la superstizione, Voltaire contro Bellarmino. Hanno trionfato i grandi pedagoghi democratici che nei giorni scorsi, dall'alto della loro sapienza, avevano detto il fatto loro a Joseph Ratzinger definendolo una personalit&amp;#224; &amp;#171;intellettualmente inconsistente&amp;#187;. E&amp;#8217; una vittoria non da poco. Per la prima volta ci&amp;#242; che finora &amp;#232; stato sempre possibile a tutti i pontefici romani, e cio&amp;#232; di muoversi senza problemi sul territorio italiano, di essere accolti in qualunque sede istituzionale, di prendere la parola perfino nell'aula del Parlamento, per la prima volta tutto ci&amp;#242; non &amp;#232; stato invece possibile a Benedetto XVI. E questo nel cuore della sua diocesi, nel cuore di Roma.    &lt;br /&gt;Ma che importa? Assai pi&amp;#249; importante, dovremmo credere, &amp;#232; che i laici abbiano vinto. Peccato che non riusciamo proprio a crederci. Quella che ha vinto, infatti, &amp;#232; una caricatura della laicit&amp;#224;. E' la laicit&amp;#224; scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo, che cinicamente ha usato la protesta dei poveri professori di fisica piegandola alle necessit&amp;#224; della lotta politica italiana, delle risse del centro-sinistra intorno ai Dico e all'aborto, della gara per conquistare influenza sul neonato Partito democratico. E' la laicit&amp;#224; che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che, nonostante tutte le chiacchiere sull'Illuminismo, nei fatti non sa che cosa sia la tolleranza, ignora cosa voglia dire rispettare la verit&amp;#224; delle posizioni dell'avversario, rispettarne la reale identit&amp;#224;. E' la laicit&amp;#224; che dispensa i suoi favori e le sue critiche a seconda di come le torni politicamente utile. Che da tempo, perci&amp;#242;, non si stanca di scagliarsi contro Benedetto XVI solo perch&amp;#233; lo ritiene ostile alle sue posizioni sulla scena italiana e allora va inventandosi chiss&amp;#224; quale assoluta diversit&amp;#224; tra lui e il suo immediato predecessore, fingendo di non sapere che di fatto non c'&amp;#232; stato quasi un gesto, una presa di posizione importante, di Giovanni Paolo II che non sia stata condivisa, o addirittura ispirata, da papa Ratzinger.     &lt;br /&gt;Laicit&amp;#224;? S&amp;#236;, una laicit&amp;#224; opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalit&amp;#224;. Con la quale un'autentica laicit&amp;#224; liberale non ha nulla a che fare. Che anzi deve considerare la prima dei suoi nemici.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Di Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-8946322802316804280?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/8946322802316804280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=8946322802316804280&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8946322802316804280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8946322802316804280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/una-sconfitta-per-il-paese.html' title='Una sconfitta per il paese'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-2025393366488974547</id><published>2008-01-04T03:52:00.001-08:00</published><updated>2008-01-04T03:52:32.948-08:00</updated><title type='text'>Il contrasto tra Islam e democrazia</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Ha ragione lo scrittore anglo-pachistano Hanif Kureishi nel sostenere che &amp;#171;l'islam non &amp;#232; compatibile con la democrazia&amp;#187;. Certamente non l'islam dei terroristi di Al Qaeda che hanno appena rivendicato l'attentato suicida che ha posto fine alla vita di Benazir Bhutto. Neppure l'islam degli estremisti islamici che praticano il lavaggio di cervello a milioni di giovani nelle moschee e scuole coraniche, indottrinandoli alla guerra santa e inculcando la fede nel &amp;#171;martirio&amp;#187; islamico. N&amp;#233; infine l'islam moderato nella forma ma dittatoriale nella sostanza, sostenuto dall'Occidente solo per la paura che i terroristi e gli estremisti islamici prendano il potere.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nell'intervista concessa a Francesca Marretta e pubblicata ieri su Liberazione, Kureishi spiega cos&amp;#236; la sua sfiducia assoluta: &amp;#171;Il Pakistan &amp;#232; stato formato come Stato democratico per i musulmani, ma gli islamisti non sono capaci di essere democratici, perch&amp;#233; mettono la religione davanti a tutto. Islam e democrazia non sono compatibili. Per quanto mi riguarda, il Pakistan non doveva essere creato come Stato. Doveva restare parte dell'India. Musharraf rester&amp;#224; al potere perch&amp;#233; gli Usa non permetteranno che il Pakistan diventi una sorta di Stato talebano &amp;#187;. I fatti gli danno ragione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se consideriamo gli Stati che si autodefiniscono &amp;#171;Repubblica islamica&amp;#187;, quali il Pakistan, l'Iran, le Comore, Mauritania e Afghanistan, in aggiunta all'Arabia Saudita che ha adottato il Corano come Costituzione, ebbene nessuno di loro &amp;#232; democratico. Ma pi&amp;#249; in generale dei 56 Paesi membri dell'Organizzazione per la Conferenza islamica e che hanno una popolazione a maggioranza musulmana, nessuno rispetta pienamente i parametri della democrazia sostanziale cos&amp;#236; come &amp;#232; concepita e praticata in Occidente.    &lt;br /&gt;Nella gran parte dei casi la democrazia &amp;#232; trattata alla stregua di un rito formale, che si esaurisce nella messinscena delle regole del processo elettorale per legittimare il perpetuamento dei regimi autoritari al potere e violando comunque i diritti fondamentali della persona che sono l'essenza della democrazia sostanziale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La storia moderna e contemporanea ci insegna che i Paesi musulmani si sono avvicinati in qualche modo all'esercizio della democrazia soltanto quando si sono apertamente ispirati a un modello complessivo di societ&amp;#224; e di civilt&amp;#224; occidentale, con la separazione sostanziale della sfera religiosa da quella secolare. Perch&amp;#233; il nodo principale risiede appunto nella pretesa dell'integralismo e dell'estremismo islamico di definire religiosamente ogni minimo dettaglio del vissuto e della quotidianit&amp;#224; delle persone. Alla base c'&amp;#232; la realt&amp;#224; di una religione che, in assenza di un unico referente spirituale, sin dai suoi esordi ha fatto leva sull'interpretazione soggettiva del testo sacro producendo una fede che &amp;#232; plurale ma non pluralista, proprio perch&amp;#233; non c'&amp;#232; mai stata la democrazia sostanziata dal rispetto verso la moltitudine di comunit&amp;#224;, sette, movimenti e partiti che spesso, singolarmente, rivendicano di essere i detentori dell'unico vero islam. Con il risultato che storicamente l'islam &amp;#232; conflittuale al suo interno prima di esserlo con il mondo esterno.    &lt;br /&gt;Ecco perch&amp;#233; la radice del male &amp;#232; nell'intolleranza endogena all'islam che dal settimo secolo, quando tre dei primi quattro califfi che succedettero a Maometto furono assassinati da loro correligionari, vede a tutt'oggi i musulmani assumere i panni dei carnefici della maggioranza delle vittime musulmane. E proprio quanto sta accadendo in Pakistan conferma la natura aggressiva di questo terrorismo islamico che massacra principalmente gli stessi musulmani e che, contrariamente a un luogo comune diffuso, non &amp;#232; affatto la reazione alla guerra o all'occupazione di una potenza straniera.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perfino i musulmani praticanti che beneficiano della democrazia in Occidente, compresi gli autoctoni convertiti all'islam, considerano la democrazia come uno strumento utile al radicamento del loro potere con il fine dichiarato o tacito di sostituirla appena possibile con la &amp;#171;shura&amp;#187;, cio&amp;#232; un organismo consultivo, dove ai partecipanti &amp;#232; concesso soltanto definire le modalit&amp;#224; attuative della sharia, la legge islamica.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perch&amp;#233; all'uomo non &amp;#232; permesso anteporre la propria legge a quella divina. Fede e ragione vengono ritenute incompatibili. E anche se di fatto non esiste una versione unica e condivisa della sharia, tutti gli integralisti e gli estremisti islamici sono per&amp;#242; d'accordo nel rifiuto della democrazia sostanziale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di Magdi Allam, Corriere.it&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-2025393366488974547?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/2025393366488974547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=2025393366488974547&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2025393366488974547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2025393366488974547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2008/01/il-contrasto-tra-islam-e-democrazia.html' title='Il contrasto tra Islam e democrazia'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-7750918159530479434</id><published>2007-12-28T05:11:00.001-08:00</published><updated>2007-12-28T05:11:53.401-08:00</updated><title type='text'>Migliaia ai funerali di Benazir Bhutto</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Il giorno dell'addio e del dolore. Ma anche degli scontri e delle manifestazioni di protesta. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato, a Larkana, ai funerali di Benazir Bhutto, uccisa gioved&amp;#236; a Rawalpindi in un attentato kamikaze. Il feretro di legno con il corpo dell&amp;#8217;ex primo ministro, coperto da una bandiera rosso-verde-nera (i colori del Partito del popolo del Pakistan che Benazir guidava), &amp;#232; stato trasportato e poi inumato nel mausoleo di famiglia di Garhi Khuda Bakhsh a bordo di un'ambulanza bianca partita dalla casa di Naudero. Un percorso di 5 chilometri tra due ali di gente in lacrime che inneggiava a &amp;quot;Benazir viva&amp;quot;. Ad accompagnare la salma, il marito della Bhutto, Asif Zardari, i tre figli e da molti responsabili del Partito del popolo pachistano (Ppp). La Bhutto riposer&amp;#224; accanto al padre, l'ex premier Zulfikar Ali Bhutto, ucciso nel 1979.    &lt;br /&gt;Ma le violenze, in Pakistan, non si fermano nemmeno nel giorno dei funerali: un'autobomba &amp;#232; esplosa &lt;img height="240" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/12_Dicembre/27/BU/1.JPG" width="167" align="left" /&gt;nella valle di Swat, nella zona nord occidentale ai confini con l'Afghanistan, uccidendo sei persone tra le quali un candidato alle prossime elezioni nel partito del presidente Pervez Musharraf. Lo riferiscono le tv pakistane.     &lt;br /&gt;Proseguono anche i disordini in tutto il Paese. La situazione &amp;#232; particolarmente drammatica nella provincia meridionale del Sindh, dove almeno venti persone - tra queste un agente di polizia - sono rimaste uccise. A nulla &amp;#232; valso l'appello alla calma lanciato dal presidente Pervez Musharraf: armati di bastoni ma anche di armi da fuoco, i manifestanti inferociti hanno distrutto e dato alle fiamme centinaia di veicoli. Alle forze di sicurezza &amp;#232; stato impartito l'ordine di sparare ad altezza d'uomo contro i manifestanti che si abbandonino ad atti di violenza. E in effetti gli agenti hanno aperto il fuoco sulla folla in una delle principali citt&amp;#224; della zona, Hyderabad, ferendone almeno cinque. Nel distretto di Larkana, la violenza &amp;#232; scoppiata dopo che decine di migliaia di persone si sono avviate verso il villaggio di Garhi Khuda Baksh, nella speranza di poter prendere parte ai funerali. Le forze di sicurezza hanno bloccato le strade che portano al villaggio e la gente inferocita ha risposto dando fuoco a macchine ed edifici e urlando slogan contro il governo. I manifestanti hanno anche attaccato e dato alle fiamme tre carceri del distretto di Thatta, liberando oltre 400 detenuti. E circa 4.000 sostenitori della leader dell'opposizione hanno manifestato nella citt&amp;#224; di Peshawar, nel nord-ovest del paese. La situazione si &amp;#232; invece calmata a Karachi, dove in nottata i manifestanti hanno attaccato e incendiato quattro posti di blocco istituiti dalla polizia oltre a distruggere 180 veicoli. Quaranta persone sono state tratte in arresto.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel frattempo Al-Qaeda ha rive ndicato l'attentato che ha ucciso la Bhutto: lo ha reso noto l'emittente televisiva pakistana 'Ari', il cui annuncio &amp;#232; stato per&amp;#242; ridimensionato dal ministero dell'Interno di Islamabad. Il portavoce Javed Cheema ha puntualizzato che il suo governo &amp;#171;non &amp;#232; a conoscenza&amp;#187; della presunta rivendicazione, ma si &amp;#232; altres&amp;#236; affrettato a sottolineare come i responsabili siano probabilmente &amp;#171;gli stessi elementi estremistici che in passato hanno perpetrato atti di terrorismo nel Paese&amp;#187;, con riferimento all'organizzazione clandestina fondata da Osama bin Lade&lt;img height="162" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/12_Dicembre/27/BEN/16.JPG" width="215" align="right" /&gt;n e ai Talebani afghani suoi alleati, cui sono imputati un'ondata di attacchi che soltanto quest'anno sono gi&amp;#224; costati oltre ottocento morti. Responsabili dell'Fbi e del dipartimento della sicurezza interna hanno diffuso una nota secondo la quale diversi siti web islamisti, che confermano la rivendicazione di Al Qaeda, affermano che l'attentato &amp;#232; stato organizzato dal numero due della rete terroristica, Ayman al-Zawahiri.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Una situazione caotica, dunque, a pochi giorni dalle elezioni in programma l'8 gennaio. Il governo pachistano ha confermato che il voto (a rischio, secondo molti) si terr&amp;#224; regolarmente. Ad assicurarlo &amp;#232; stato il primo ministro pro tempore, Mohammadmian Soomro: &amp;#171;Le elezioni si terranno per quando sono state annunciate&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel frattempo il governo indiano ha deciso di innalzare lo stato di allerta al confine fra India e Pakistan. Non solo. La polizia del Kashmir indiano si &amp;#232; scontrata con centinaia di manifestanti scesi in piazza dopo la preghiera del venerd&amp;#236; per protestare contro l&amp;#8217;uccisione della Bhutto. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti nelle strade di Srinagar, la principale citt&amp;#224; dello stato indiano Jammu-Kashmir, stando a quanto precisato dall'ufficiale di polizia Sajad Ahmed. Non ci sono al momento notizie di feriti. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-7750918159530479434?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/7750918159530479434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=7750918159530479434&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7750918159530479434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7750918159530479434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/migliaia-ai-funerali-di-benazir-bhutto.html' title='Migliaia ai funerali di Benazir Bhutto'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-3412564836946710454</id><published>2007-12-28T05:05:00.001-08:00</published><updated>2007-12-28T05:05:14.802-08:00</updated><title type='text'>Abbolita la monarchia in Nepal</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La dinastia finisce dopo 240 anni. Reso noto un accordo in 23 punti tra i maoisti e i principali partiti al potere. Ad aprile le elezioni per l' Assemblea costituente&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#171;Ecco, a questo punto, &amp;#232; tutto a posto. Non dobbiamo fare altro&amp;#187;. Parola di Prachanda, nome di battaglia (in nepalese significa &amp;#171;Il terribile&amp;#187;) di Pushpa Kamal Dahal, 53 anni, leader dei guerriglieri maoisti, appena ottenuta l' ultima vittoria, la pi&amp;#249; importante da quando ha accettato di deporre le armi ed entrare nel gioco politico: &amp;#171;La monarchia &amp;#232; finita in questo Paese&amp;#187;. Il Nepal dice addio al trono. Entro primavera l' assemblea costituente che sar&amp;#224; eletta per riscrivere la Carta fondamentale, proclamer&amp;#224; la &amp;#171;Repubblica federale democratica&amp;#187;. Re Gyanendra dovr&amp;#224; rinunciare allo scettro. Per amore o per forza, l' ultimo dei sovrani hindu, appartenente a una dinastia - gli Shah - che ha governato il regno himalayano senza interruzioni dal 1769, prender&amp;#224; la via dell' esilio con largo anticipo rispetto a quanto vaticinato proprio dal suo acerrimo nemico Prachanda nel febbraio 2006, in una rara intervista concessa alla Bbc. &amp;#171;Tra cinque anni - aveva detto il leader rivoluzionario - il Nepal sar&amp;#224; una repubblica. E il re sar&amp;#224; giustiziato o in esilio&amp;#187;. La profezia diventa realt&amp;#224; con largo anticipo. E senza bisogno di spargere sangue - a meno che Gyanendra, finora silenzioso, non giochi la carta disperata di un colpo di Stato. &amp;#171;Ma se il re cospira per impedire le elezioni, il Parlamento ad interim potr&amp;#224; decidere a maggioranza dei due terzi di proclamare la Repubblica anche prima dello scrutinio&amp;#187;, ha detto il ministro delle Finanze di Kathmandu, Ram Sharan Mahat, illustrando l' accordo in 23 punti appena raggiunto tra i maoisti e i principali partiti al potere. Un accordo accolto con favore anche dal segretario generale dell' Onu Ban Ki-moon: &amp;#171;Ne sono felice&amp;#187;, ha detto. Concludendo dieci anni di ribellione, nel 2006, i comunisti, fedeli al pensiero del Grande Timoniere, avevano deciso di entrare nell' esecutivo dopo le manifestazioni di piazza che avevano costretto re Gyanendra a mettere fine a 14 mesi di potere assoluto, ma ne erano usciti tre mesi fa lamentando di essere poco rappresentati. In realt&amp;#224;, rivendicavano la fine della monarchia e l' introduzione del voto proporzionale. La crisi politica &amp;#232; stata grave al punto che molti hanno temuto una ripresa della lotta armata, durata dieci anni con un bilancio di vittime terribile: 13 mila morti. L' intesa &amp;#232; stata dunque accolta con grande sollievo nel Paese stremato da attentati e rivolte (l' ultima quasi due anni fa) che hanno prosciugato una delle voci pi&amp;#249; importanti della sua economia: il turismo, legato al trekking sulle cime pi&amp;#249; alte del mondo, Everest compreso. Certo pochi si preoccupano della sorte di re Gyanendra. Odiatissimo nel Paese, era salito al trono nel 2001 dopo la tragica scomparsa di re Birendra, suo fratello, ucciso da uno dei figli (poi morto suicida): l' esplosione di follia port&amp;#242; al massacro nel Palazzo di Kathmandu di dieci membri della famiglia reale, fino allora adorata in Nepal. Ex uomo d' affari, dai modi spicci e spesso brutali, nel 2005 Gyanendra, con la scusa dell' insurrezione armata dei maoisti, aveva sospeso la Costituzione promulgata nel 1990, sciolto il Parlamento e licenziato il governo per assumere poteri dittatoriali. Una mossa servita solo a trasformare in nemici gli ultimi alleati della dinastia. Oggi, il re non solo non ha amici: non ha nemmeno pi&amp;#249; il rispetto di un solo nepalese che non porti le stellette. &amp;#171;Se soltanto avesse un briciolo di dignit&amp;#224; - dicono nel bazar di Kathmandu - lascerebbe il palazzo. Non ha pi&amp;#249; potere n&amp;#233; sostegno: tanto vale che sparisca, per non tornare mai pi&amp;#249;&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-3412564836946710454?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/3412564836946710454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=3412564836946710454&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3412564836946710454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3412564836946710454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/abbolita-la-monarchia-in-nepal.html' title='Abbolita la monarchia in Nepal'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-2461900856836531549</id><published>2007-12-27T06:44:00.001-08:00</published><updated>2007-12-27T06:44:57.136-08:00</updated><title type='text'>Benazir Bhutto uccisa da un kamikaze</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;La leader dell'opposizione pachistana, Benazir Bhutto, &amp;#232; morta in un attentato avvenuto al termine di un comizio a Rawalpindi. Lo ha riferito l'ex ministro degli interni Sherpao e lo ha confermato il portavoce del ministero dell'interno. Nell'attentato suicida hanno perso la vita almeno 20 persone e altre 30 sono rimaste ferite. Secondo le prime ricostruzioni, il kamikaze che si &amp;#232; fatto esplodere prima di farsi saltare in aria ha colpito la leader politica alla testa con un colpo di arma da fuoco. Secondo la televisione di stato pachistana, invece, l'ex premier &amp;#232; stata uccisa da un cecchino che le ha sparato alla nuca.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In un primo momento era sembrato che la Bhutto fosse rimasta illesa, cos&amp;#236; come era successo lo scorso ottobre a Karachi. Poco dopo, per&amp;#242;, il marito ha reso noto che l'ex premier era invece rimasta ferita gravemente al collo (probabilmente da un proiettile). Alcuni minuti dopo, la notizia del decesso.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'attentato &amp;#232; stato rivendicato da al Qaeda. Secondo quanto ha dichiarato il principale portavoce dell'organizzazione terroristica Sheikh Saeed in un colloquio telefonico, da una localit&amp;#224; sconosciuta, con AKI-Adnkronos International, &amp;#232; stato il numero due di al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, a ordinare l'uccisione di Bhutto. &amp;#171;Abbiamo eliminato il pi&amp;#249; importante asset nelle mani degli americani&amp;#187;, ha detto lo sceicco ad AKI. Secondo Sheikh Saeed, l'assassinio &amp;#232; stato realizzato da un militante della cellula terroristica Lashkar-i-Jhangvi del Punjab.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dopo l'uccisione di Bhutto, migliaia di sostenitori del Partito del popolo pakistano (Ppp) dell'ex premier si sono diretti verso l'ospedale di Rawalpindi. &amp;#200; quanto riferisce l'agenzia di stampa tedesca 'Dpa&amp;#236;, secondo cui i sostenitori della Bhutto starebbero attaccando la polizia, tirando sassi contro gli agenti. Intanto a Karachi, citt&amp;#224; natale di Bhutto, i sostenitori del Ppp stanno occupando le strade della citt&amp;#224;, incendiando copertoni e lanciando sassi contro le automobili. Fuori dall'ospedale di Rawalpindi i 'fedelissimi' di Bhutto hanno iniziato a intonare slogan contro il presidente pakistano Pervez Musharraf. &amp;#171;Cane, Musharraf, cane&amp;#187;, &amp;#232; quello che domina su tutti secondo il corrispondente dell'emittente televisiva del Qatar 'al Jazeera'. Alcuni sostenitori dell'ex premier avrebbero anche infranto i vetri dell'entrata del pronto soccorso dell'ospedale dove si trova il corpo di Bhutto. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il nuovo attentato segue di poche ore un attacco, avvenuto sempre a Rawalpindi, contro i sostenitori di un altro esponente dell'opposizione, l'ex premier Nawaz Sharif. Alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco sulla folla presente al raduno da un vicino edificio e hanno ucciso quattro militanti. I sostenitori di Sharif, a cui &amp;#232; stato proibito di candidarsi per le precedenti condanne per corruzione, hanno accusato militanti del partito di Musharraf (la Lega dei musulmani) per l'attacco.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-2461900856836531549?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/2461900856836531549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=2461900856836531549&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2461900856836531549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2461900856836531549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/benazir-bhutto-uccisa-da-un-kamikaze.html' title='Benazir Bhutto uccisa da un kamikaze'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-7238393249702468667</id><published>2007-12-22T14:41:00.001-08:00</published><updated>2007-12-22T14:41:43.632-08:00</updated><title type='text'>No al suicidio dell'Italiano!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Aiuto, stiamo &amp;#171;suicidando&amp;#187; la lingua italiana! Dalla pubblica amministrazione alla scuola, dalla sanit&amp;#224; alla giustizia, dalla religione alla sicurezza, dal lavoro alla pubblicit&amp;#224;, ci affanniamo a persuadere le menti e a conquistare gli animi degli immigrati comunicando con decine di idiomi diversi, mobilitando un esercito di mediatori linguistico-culturali, anzich&amp;#233; chiedere ed esigere che siano degli ospiti&amp;#8212; che accogliamo dando loro l'opportunit&amp;#224; di migliorare la loro condizione di vita &amp;#8212; a conoscere e a dialogare nella nostra lingua nazionale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Oltretutto, se ci pensiamo bene, l'italiano &amp;#232; la certezza che ci &amp;#232; rimasta di un'identit&amp;#224; collettiva vilipesa e tradita dal rischio di estinzione a causa delle conseguenze letali del morbo del multiculturalismo sul piano della perdita dei valori comuni e condivisi. In un mondo in cui siamo soltanto noi a parlarlo e che ci ha gi&amp;#224; declassato a idioma di serie B, se siamo noi stessi a relativizzarne il valore all'interno stesso dell'Italia mettendolo sullo stesso piano di decine di lingue straniere, la sua morte certa sar&amp;#224; ancora pi&amp;#249; precoce dell'inevitabile tracollo demografico di una popolazione autoctona a tasso di natalit&amp;#224; zero. Non&amp;#232; una scoperta assolutamal'apparire sui tram milanesi della pubblicit&amp;#224; della Kinder Ferrero in inglese, spagnolo e arabo ci costringe a una rinnovata riflessione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Come interpretare il fatto che la parlamentare di An, Daniela Santanch&amp;#232;, decida di far pubblicare un manifesto a pagamento con una scritta in arabo che recita &amp;#171;Imparate l'italiano e sarete pi&amp;#249; sicuri dei vostri diritti, dei vostri doveri e del posto che vi spetta nella nostra Patria&amp;#187;? Perch&amp;#233; in uno Stato che si rispetti un privato cittadino si accolla l'onere anche finanziario di esortare lo straniero a imparare la lingua nazionale? Non dovrebbe essere una prerogativa e un dovere del governo e delle istituzioni affermare la centralit&amp;#224; dell'italiano? Evidentemente non &amp;#232; cos&amp;#236; visto che non solo non si ritiene che l'immigrato debba conoscere la nostra lingua, ma ci si rifiuta per ragioni ideologiche di prendere in considerazione tale ipotesi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tutt'al pi&amp;#249; si offre l'opportunit&amp;#224; all'immigrato di imparare l'italiano, come &amp;#232; nei piani del ministro della Solidariet&amp;#224; sociale Paolo Ferrero, ma a condizione che sia lui a decidere se, quando e come accettare. E' stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, lo scorso 11 ottobre, a formalizzare il rifiuto del governo a chiedere all'immigrato di conoscere l'italiano. L'ha fatto con una battuta: &amp;#171;Se a mia zia fosse stato chiesto di recitare l'Oxford Dictionary quando sbarc&amp;#242; a Staten Island, probabilmente sarebbe stata respinta dagli Usa e rispedita in Sicilia a fare la fame perch&amp;#233;, a quei tempi, lei e tanti altri emigranti parlavano a stento l'italiano&amp;#187;. E questa &amp;#232; stata la sua conclusione: &amp;#171;Ci&amp;#242; che non hanno chiesto a mia zia non intendo chiederlo agli immigrati che arrivano in Italia&amp;#187;. Il discorso di fondo &amp;#232; una esplicita opzione per una societ&amp;#224; multiculturalista in cui vengono relativizzate le identit&amp;#224;, le culture, le religioni e le lingue. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In quell'occasione Amato ha presentato raggiante un opuscolo &amp;#171;In Italia in regola &amp;#187;, tradotto in sette lingue straniere e stampato in un milione di copie. Iniziative simili sono state fatte da diversi ministeri che interagiscono con gli immigrati. Ebbene se lo Stato investe milioni di euro per tradurre le regole comuni e riuscire a comunicarle a chi risiede nello stesso spazio territoriale, significa che ha fallito in partenza perch&amp;#233; non ha compreso che solo condividendo la lingua nazionale, in aggiunta ai valori e alla cultura, potr&amp;#224; iniziare il percorso per una costruttiva integrazione. L'investimento deve essere fatto non per rincorrere le lingue dei nostri ospiti,ma per vincolare l'ospite a conoscere la nostra lingua. Deve essere un obbligo, non un optional. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non c'&amp;#232; poi da sorprenderci se al tradimento dell'italiano in patria si accompagna l'abbandono totale della sorte della lingua nazionale all'estero, concedendo spiccioli alla Societ&amp;#224; Dante Alighieri (solo 1,7 milioni di euro contro i 300 milioni del Goethe Institut) e assottigliando sempre pi&amp;#249; i finanziamenti agli istituti di cultura italiani nel mondo (17,5 milioni di euro nel 2006). Ecco perch&amp;#233; &amp;#232; ridicolo che ci si scandalizzi se l'Unione Europea e le Nazioni Unite declassificano l'italiano. Ma se non ci crediamo noi stessi al valore della nostra lingua e l'abbiamo trasformata nel simbolo di un suicidio nazionale, perch&amp;#233; dovrebbero riabilitarla e riesumarla gli stranieri?&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di Magdi Allam, &lt;em&gt;Corriere.it&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-7238393249702468667?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/7238393249702468667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=7238393249702468667&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7238393249702468667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/7238393249702468667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/no-al-suicidio-dell.html' title='No al suicidio dell&amp;#39;Italiano!'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-5455717778950483690</id><published>2007-12-19T10:14:00.001-08:00</published><updated>2007-12-19T10:14:10.206-08:00</updated><title type='text'>E il Papa disse agli islamici: "Rispettate la persona"</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;La risposta del Pontefice alla lettera-appello chiarisce che non ci saranno sconti con chi pratica terrorismo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Avevano speso un fiume d&amp;#8217;inchiostro per citare versetti del Corano, dei Vangeli e della Bibbia da cui trarre il fondamento della comunanza tra i seguaci di Maometto e di Ges&amp;#249; sulla base dell&amp;#8217;amore per l&amp;#8217;unico Dio e per il prossimo che legittimerebbe la nascita di un&amp;#8217;alleanza privilegiata tra musulmani e cristiani per realizzare la pace nel mondo, e si sono ritrovati in cambio una secca nota di Benedetto XVI che, pur apprezzando il gesto di tendere la mano e la volont&amp;#224; del dialogo, premette che non si possono &amp;#171;ignorare o sminuire le nostre differenze&amp;#187; e considera &amp;#171;l&amp;#8217;effettivo rispetto della dignit&amp;#224; di ogni persona umana&amp;#187; come la condizione per creare un rapporto costruttivo tra le due maggiori religioni mondiali.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#200; possibile che non saranno del tutto soddisfatte le 138 &amp;#171;guide religiose musulmane&amp;#187; che il 13 ottobre scorso avevano inviato una sterminata &amp;#171;Lettera aperta e appello&amp;#187; al Papa e altri leader religiosi cristiani, facendo leva su una dissertazione teologica e filosofica che decontestualizza il discorso religioso e dissimula la realt&amp;#224;, rifuggendo dal confronto diretto ed esplicito con le questioni che concretamente e oggettivamente rendono oggi l&amp;#8217;islam e i musulmani un fattore di preoccupazione e di destabilizzazione nel mondo. Per contro la risposta del Papa, contenuta nella nota che reca la firma del segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, &amp;#232; un&amp;#8217;affermazione netta del primato del sodalizio indissolubile tra fede e ragione, il cardine del pensiero ratzingeriano, che si coniuga con la certezza che i valori trascendenti sul piano della spiritualit&amp;#224; non possono non essere condivisi dall&amp;#8217;umanit&amp;#224; e assumere assoluti e universali sul piano della laicit&amp;#224;. Ecco perch&amp;#233;, come ha affermato ieri in un&amp;#8217;intervista a l&amp;#8217;Avvenire il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il dialogo con l&amp;#8217;islam &amp;#171;ora viene rilanciato su nuove basi&amp;#187;. Evidenziando che &amp;#171;con l&amp;#8217;islam che predica e pratica il terrorismo &amp;#8212; che non &amp;#232; un islam autentico ma una perversione dell&amp;#8217;islam &amp;#8212;non &amp;#232; possibile alcun dialogo&amp;#187;. Bene ha fatto quindi il Papa ad assumere un atteggiamento di cautela, dato che sussistono perplessit&amp;#224; sulla condivisione della sacralit&amp;#224; della vita di tanti firmatari dell&amp;#8217;Appello, dal momento che negano il diritto all&amp;#8217;esistenza di Israele e legittimano il terrorismo palestinese.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma c&amp;#8217;&amp;#232; dell&amp;#8217;altro. La risposta del Papa va letta e interpretata non solo in relazione alle 138 &amp;#171;guide religiose musulmane&amp;#187;, ma anche alla sconcertante iniziativa del &amp;#171;Centro Fede e Cultura &amp;#187; dell&amp;#8217;universit&amp;#224; di Yale di raccogliere le firme di 300 esponenti cristiani, in prevalenza accademici americani, in calce al manifesto &amp;#171;Amando sia Dio sia il prossimo&amp;#187;, pubblicato sul New York Times del 18 novembre scorso. Nell&amp;#8217;avvallare entusiasticamente la proposta di un asse mondiale tra musulmani e cristiani, si legge: &amp;#171;Vogliamo premettere riconoscendo che in passato (ad esempio nelle crociate) e nel presente (ad esempio negli eccessi della &amp;quot;guerra al terrorismo&amp;quot;), molti cristiani si sono macchiati di colpe contro i nostri vicini musulmani. Prima di &amp;quot;stringervi la mano&amp;quot; in risposta alla vostra lettera, noi chiediamo perdono all&amp;#8217;unico Misericordioso e alla comunit&amp;#224; islamica in tutto il mondo&amp;#187;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ebbene come non rilevare la differenza di fondo tra l&amp;#8217;atteggiamento del Papa che, pur nell&amp;#8217;apertura al dialogo, non fa sconti sui valori assoluti, universali e trascendenti e l&amp;#8217;atteggiamento dei 300 cristiani che, in preda al relativismo etico, sposano la tesi dei dissimulatori islamici revisionando arbitrariamente la storia, attribuendo a Bush, non a Bin Laden, la responsabilit&amp;#224; del terrorismo, escludendo totalmente gli ebrei e tacendo sulla negazione di Israele. Piaccia o meno ma c&amp;#8217;&amp;#232; rimasto Benedetto XVI a difendere quei valori cristiani e laici che sono il fondamento della comune civilt&amp;#224; dell&amp;#8217;uomo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di Magdi Allam, Corriere della Sera&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-5455717778950483690?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/5455717778950483690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=5455717778950483690&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5455717778950483690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5455717778950483690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/e-il-papa-disse-agli-islamici-la.html' title='E il Papa disse agli islamici: &amp;quot;Rispettate la persona&amp;quot;'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-498876885391724491</id><published>2007-12-13T12:22:00.000-08:00</published><updated>2007-12-13T12:29:56.300-08:00</updated><title type='text'>«Inviate i 24 elicotteri in Darfur»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'accorato appello delle due star hollywoodiane George Clooney e Don Cheadle per l'invio di aiuti in Darfur.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roma, Italia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«La comunità internazionale deve inviare in tempi rapidi i 24 elicotteri necessari al dispiegamento della forza di pace ibrida Onu-Unione Africana, nella regione sudanese del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Darfur&lt;/span&gt;, dal febbraio 2003 teatro di una guerra civile». L’accorato appello è stato lanciato, oggi a Roma, dalle due star hollywoodiane &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;George Clooney&lt;/span&gt; e Don Cheadle, insignite oggi del "Peace summit award" all’Ottavo summit mondiale dei premi Nobel per la pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il mondo invii questi stramaledetti 24 elicotteri necessari per proteggere quattro milioni di persone&lt;/span&gt; e stanzi 37 milioni di dollari necessari per il Darfur fino al prossimo giugno - ha dichiarato in conferenza stampa George Clooney - se la popolazione del Darfur è stata tanto fortunata da sopravvivere ai bombardamenti, alle malattie, alla traversata del deserto, alla fame, allora queste persone hanno diritto di vivere. E noi dobbiamo aiutarle».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attore hollywoodiano ha ricordato gli appelli lanciati nell’ultimo mese dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, agli Stati membri dell’Onu per avere a disposizione gli elicotteri necessari alla forza di pace. Don Cheadle ha sottolineato come gli Stati Uniti e l’Unione Europea ne abbiano in abbondanza: «Dobbiamo continuare a fare pressioni sui nostri Governi perché mettano a disposizione questi mezzi». «Questo è il momento giusto per metterli sotto pressione - ha aggiunto Clooney - perché si stanno avvicinando le Olimpiadi in Cina e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti». Cheadle ha quindi rimarcato come sia solo questione di volontà per portare aiuto alla popolazione del Darfur, perché «i bambini nei campi sfollati continuino a ridere e a giocare ed è per questo che sono convinto che occorra fare qualcosa, aumentando le pressioni sui nostri governanti». Il conflitto in Darfur è scoppiato nel febbraio 2003 ed ha causato finora almeno &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;duecentomila morti &lt;/span&gt;e oltre &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2 milioni e mezzo di profughi&lt;/span&gt; e sfollati. Dei sei milioni di abitanti della Regione occidentale del Sudan, oltre quattro milioni dipendono dagli aiuti internazionali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-498876885391724491?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/498876885391724491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=498876885391724491&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/498876885391724491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/498876885391724491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/12/inviate-i-24-elicotteri-in-darfur.html' title='«Inviate i 24 elicotteri in Darfur»'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6318623775860984461</id><published>2007-10-27T04:08:00.000-07:00</published><updated>2007-10-27T04:17:49.400-07:00</updated><title type='text'>ECCO LE FOTO DELLA VERGOGNA</title><content type='html'>&lt;em&gt;Asianews pubblica le immagini di un monaco ucciso scattate in segreto in un obitorio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Rangoon, Birmania&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Immagini durissime, raccapriccianti. Che tolgono il fiato. «Le foto della vergogna», come le descrive AsiaNews. L'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere ha deciso di diffondere sul web le immagini di un monaco assassinato prese in segreto in un obitorio e fatte pervenire a Roma. «Sono le foto della vergogna. Vergogna per la Giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di riconciliarsi con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Vergogna per l'Onu e la Comunità Internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l'ha scelta da tempo. E vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La fonte anonima che ha recapitato le immagini lancia un appello: «Il mondo sappia che c'è bisogno di molto più che una semplice condanna di questi bastardi della giunta». L'agenzia del Pime premette al link per arrivare alla sezione delle foto l'avviso che si tratta di immagini non adatte ai minori e alle persone impressionabili. Ma sono foto che fanno raccapriccio e orrore a chiunque (&lt;em&gt;http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;amp;art=10652&amp;amp;size=A&lt;/em&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6318623775860984461?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6318623775860984461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6318623775860984461&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6318623775860984461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6318623775860984461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/ecco-le-foto-della-vergogna.html' title='ECCO LE FOTO DELLA VERGOGNA'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6702325277488229517</id><published>2007-10-19T08:19:00.000-07:00</published><updated>2007-10-19T08:22:08.985-07:00</updated><title type='text'>LE PAROLE DI FUOCO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A Vladimir Putin che il giorno prima aveva giudicato «inaccettabile» un’azione militare contro l’Iran, George Bush risponde che un Iran dotato di armi nucleari potrebbe portare alla terza guerra mondiale. L’escalation delle parole raggiunge così un livello da allarme rosso, e mentre conferma la rotta di collisione tra Washington e Mosca avvicina ulteriormente la prospettiva di un attacco Usa contro le centrali iraniane.&lt;br /&gt;Nella scelta di usare un’espressione fino a ieri appannaggio della letteratura fantapolitica, risulta evidente la volontà di Bush di drammatizzare al massimo la crisi iraniana. Fino al punto di precostituire una giustificazione assoluta per l’ancora ipotetico attacco: facendo una guerra circoscritta, si sarà evitata una guerra generale. Il messaggio è sì una risposta alla Russia, ma nelle intenzioni della Casa Bianca riguarda anche gli alleati europei e chiunque sia chiamato a dar prova di saggezza nell’area mediorientale: dalla Turchia, che si appresta a colpire i curdi in territorio iracheno, ai palestinesi e agli israeliani, che non stanno facilitando la preparazione della conferenza di Annapolis.&lt;br /&gt;Bush, che non è il momento di giocare col fuoco perché il fuoco vero è dietro l’angolo. E si chiama Iran, Ahmadinejad, armi nucleari. Usando le parole come una mazza da baseball, il presidente americano vuole mettere tutti al cospetto di elementi che rendono unica la crisi iraniana, per esempio rispetto a quella nordcoreana.&lt;br /&gt;Primo, c’è la sicurezza di Israele. Il sorgere di un’altra potenza nucleare nella regione sarebbe comunque vista come una sfida da Gerusalemme. Ma se alla testa di questa aspirante potenza c’è un presidente che vorrebbe trasferire lo Stato ebraico in Alaska e che non riconosce l’Olocausto, allora il pericolo è tale da fare scattare la clausola di garanzia che ha sempre legato Israele all’America. E nemmeno gli europei possono guardare dall’altra parte, con il fardello storico che si portano sulle spalle. Putin dice che l’Iran ha ogni diritto di accedere al nucleare civile, come sostiene di voler fare Teheran. Giusto, lo stabiliscono i trattati e lo ha appena ricordato all’Onu anche Sarkozy. Ma se il sospetto viene autorizzato da 18 anni di inganni, e se Ahmadinejad parla come chi vuole essere attaccato (potrebbe volerlo davvero, per miopi calcoli di potere personale), allora lo spazio della trattativa fatalmente si riduce. Tanto più che a Bush non dispiacerebbe far dimenticare, prima di lasciare la Casa Bianca, che la sfida iraniana ha ricevuto un possente incoraggiamento dal disastro iracheno.&lt;br /&gt;Secondo, c’è la proliferazione incontrollata. Un Iran con la bomba indurrebbe le monarchie sunnite del Golfo a imitarlo per coprirsi le spalle, e il via libera varrebbe anche per altri, forse l’Egitto, forse la Siria, forse la Turchia. Nessuno potrebbe più frenare la diffusione degli armamenti nucleari, né impedire che finiscano in mano a organizzazioni terroristiche. Senza voler sottoscrivere il calcolato allarmismo di Bush, è chiaro che la minaccia di guerra -e di guerra nucleare- crescerebbe.&lt;br /&gt;Esiste un terzo argomento, di cui gli Usa di Bush non parlano. Spingendo sull’acceleratore del nucleare e intrattenendo l’ambiguità sulle sue reali intenzioni, Ahmadinejad vuole conquistare per l’Iran il riconoscimento di una primaria influenza regionale. L’America questo non può permetterlo, perché ne risulterebbe diminuita la sua influenza con annessi rischi energetici. E in casi del genere una superpotenza sa cosa fare.&lt;br /&gt;Davvero è inevitabile la guerra piccola per prevenire quella grande, davvero non possono essere negoziati controlli permanenti e stringenti sul carattere civile del nucleare iraniano? Bush non ha ancora detto questo, ma chi deve capire, Ahmadinejad in testa, avrà certamente capito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6702325277488229517?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6702325277488229517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6702325277488229517&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6702325277488229517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6702325277488229517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/le-parole-di-fuoco.html' title='LE PAROLE DI FUOCO'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-77175184820747958</id><published>2007-10-17T02:42:00.000-07:00</published><updated>2007-10-17T02:57:51.011-07:00</updated><title type='text'>IL DALAI LAMA INCONTRA BUSH</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Il governo di Pechino attacca la decisione del presidente Usa: «Grave interferenza nei nostri affari interni»&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Washington, Stati Uniti&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora, a tutti gli effetti, è un caso diplomatico. Aver ricevuto il Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio dal 1959, è una «grave interferenza» negli affari cinesi da parte del presidente americano George W. Bush. Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri di Pechino, Liu Jianchao in una dichiarazione diffusa dall'agenzia Nuova Cina. «Le parole e le azioni del Dalai Lama negli ultimi decenni mostrano che si tratta di un rifugiato politico impegnato in attività secessioniste sotto la copertura religiosa» ha poi aggiunto il portavoce. In precedenza la Cina aveva protestato con forza contro la decisione del Congresso degli Usa di conferire la medaglia d'oro (la massima onoreficienza concessa ad un civile negli Stati Uniti) al leader tibetano. Bush ha ricevuto il Dalai Lama in quello che la Casa Bianca ha definito un incontro «privato». Oggi lo stesso Bush sarà presente alla cerimonia in onore del leader tibetano. Il Dalai Lama, al quale nel 1979 è stato assegnato il premio Nobel per la pace, chiede per il Tibet una larga autonomia, ma Pechino lo accusa di voler promuovere l'indipendenza del Tibet.&lt;br /&gt;Il Dalai Lama dal canto suo ha liquidato con una battuta e una risata l’ultima crisi diplomatica provocata dal suo arrivo negli Usa. Il leader tibetano ha così commentato la veemente reazione della Cina: «Succede tutte le volte», ha detto ridendo, rispondendo alle domande dei reporter, di fronte al suo albergo, nel centro della capitale americana. «Ci conosciamo, e abbiamo creato, credo, una vera profonda amicizia- ha detto parlando di Bush - è come una riunione di famiglia», ha detto invece il Dalai Lama parlando di Bush. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-77175184820747958?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/77175184820747958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=77175184820747958&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/77175184820747958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/77175184820747958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/il-dalai-lama-incontra-bush.html' title='IL DALAI LAMA INCONTRA BUSH'/><author><name>Pergamon Journal</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-2757611894924296824</id><published>2007-10-12T12:30:00.000-07:00</published><updated>2007-10-12T12:33:35.221-07:00</updated><title type='text'>BIRMANIA: SI SBLOCCA IL CONSIGLIO DI SICUREZZA</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Deludente presa di posizione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;New York, Stati Uniti&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, dopo una lunga fase di stallo, ha approvato ieri un documento, firmato da tutti i quindici membri, in cui "deplora" la condotta del regime birmano. Il testo, riscritto più volte per mettere d'accordo l'unanimità dei firmatari, non è vincolante: non si tratta di una risoluzione, ma di una semplice presa di posizione politica. Da segnalare l'adesione della Cina: per la prima volta dall'inizio delle proteste e della repressione da parte della giunta, il gigante asiatico si trova a fianco delle maggiori potenze occidentali in una presa di posizione condivisa.&lt;br /&gt;Il testo si apre con un apprezzamento del lavoro svolto dall'inviato delle Nazioni Unite, il nigeriano Ibrahim Gambari, che ha recentemente trascorso quattro giorni in Myanmar - incontrando tanto il leader della giunta, Than Shwe, quanto la leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi. In seguito i quindici del Consiglio "deplorano fortemente l'uso della violenza contro dimostrazioni pacifiche nel Myanmar e accolgono la Risoluzione S-5/1 del Consiglio per i Diritti Umani".&lt;br /&gt;Cosa chiede nello specifico il Consiglio di Sicurezza? Primo, l'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e dei restanti detenuti: ma proprio oggi l'agenzia di stampa "Mizzima" dà notizia del trasferimento di quarantacinque prigionieri nella prigione di Thayet, scortati da imponenti misure di sicurezza. Secondo, cooperazione tra la giunta e i partiti d'opposizione per il raggiungimento di una soluzione pacifica. Terzo: la giunta al potere deve parlare, e trattare, con il Nobel Aung San Suu Kyi, considerando le raccomandazioni fornite da Ibrahim Gambari. Di dialogo tra giunta e opposizione si è molto parlato nei giorni scorsi: le condizione poste dal regime (un sostanziale abbandono della protesta da parte della donna) sono parse però inaccettabili ai dissidenti. Quarto: la giunta deve prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti fondamentali al popolo birmano. In chiusura, il Consiglio accoglie positivamente la collaborazione da parte dell'Asean, l'unione dei paesi del sud-est asiatico.&lt;br /&gt;Il documento del Consiglio di Sicurezza rappresenta un ulteriore tassello nella "moral suasion" contro la giunta di Than Shwe: da un punto di vista pratico, più utili saranno però le sanzioni che l'Unione Europea discuterà nei prossimi giorni. Dai membri del Consiglio provengono comunque commenti positivi: secondo l'ambasciatore britannico alle Nazioni Unite, John Sawers, il documento "è significativo, perché mette in assoluta evidenza che il governo della Birmania è isolato rispetto all'opinione mondiale". Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono però premurate di far sapere che "le promesse del regime di collaborare con le Nazioni Unite e il signor Gambari devono essere seguite dai fatti": in caso contrario, la questione tornerà sul tavolo del Consiglio di Sicurezza nel giro di due settimane. "Non rallenteremo, persisteremo" ha aggiunto l'ambasciatore americano Khalilzad.&lt;br /&gt;E la Cina? Il suo ambasciatore all'Onu, Liu Zhenmin, ha misurato le parole limitandosi a sperare che il documento possa supportare l'azione di Gambari. Nessun commento su eventuali future iniziative da parte del Consiglio: sta al governo del Myanmar e alla popolazione "risolvere la questione". Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, come sempre: gli interessi cinesi in Birmania sono troppo forti per fermarsi di fronte a migliaia di arresti e centinaia di morti. L'"Economist" ha ricordato come per tutti gli anni novanta la Cina abbia rafforzato i rapporti con il regime fornendogli armi, tra cui caccia e lanciarazzi, in cambio di importanti risorse energetiche. Secondo l'americana Earth Rights International, inoltre, le imprese cinesi sono attualmente implicate nei progetti per la costruzione di quaranta centrali idroelettriche in Birmania, così come in diciassette progetti per il trasporto di gas e petrolio. A breve seguirà la costruzione di un gas-oleodotto.&lt;br /&gt;Novità consistenti sono giunte poi sui futuri progetti dell'inviato Ibrahim Gambari. Lunedì il nigeriano sarà in Thailandia, per poi visitare Malaysia, Indonesia, India, Cina e Giappone. Una sorta di accerchiamento che dovrebbe riportarlo in Myanmar: lì potrà chiedere conto alla giunta dei presunti "progressi" sul fronte della protesta.&lt;br /&gt;Contrastanti, e sempre più esili, le notizie dal Myanmar. Mentre Laura Bush, in un articolo pubblicato dal "Wall Street Journal", ha invitato senza mezzi termini la giunta ad "andarsene", Than Shwe e i militari tengono sotto stretto controllo la situazione. Qualche giorno fa internet è stato riattivato, ma solo nelle ore notturne (quando tutti gli internet point sono chiusi), mentre la repressione mediatica continua su altri fronti. "Mizzima" parla di censura nei confronti del celebre vignettista Awpikye, colpevole di aver sostenuto le manifestazioni dei monaci. Censurato anche l'attore Kyaw Thu, protagonista di un film (intitolato "Total Security") contro la diffusione del virus Hiv: secondo il governo, il lungometraggio sarebbe stato "temporaneamente sospeso". In attesa di ulteriori indagini.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-2757611894924296824?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/2757611894924296824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=2757611894924296824&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2757611894924296824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2757611894924296824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/birmania-si-sblocca-il-consiglio-di.html' title='BIRMANIA: SI SBLOCCA IL CONSIGLIO DI SICUREZZA'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-415931704127952536</id><published>2007-10-12T06:49:00.000-07:00</published><updated>2007-10-12T07:09:45.467-07:00</updated><title type='text'>AL GORE VINCE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Vince il prestigioso premio l'ex vice presidente USA, per le sue campagne di difesa dell'ambiente.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Oslo, Norvegia&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ex vice presidente americano Al Gore ha vinto il premio Nobel per la pace 2007 insieme al Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici (Ipcc) dell'Onu. La motivazione del comitato per il Nobel per la pace riporta «gli sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti».OPERE - Gore, candidato democratico alla presidenza Usa sconfitto nel 2000 da George W. Bush, ha girato il film-documentario «Una scomoda verità» sul riscaldamento terrestre. L’Ipcc ha diffuso rapporti ed è in procinto di riprendere la discussione sul Pr&lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/ambiente/svolta-bush/salvare-pianeta/ap_10508043_31230.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 330px" height="405" alt="" src="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/ambiente/svolta-bush/salvare-pianeta/ap_10508043_31230.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;otocollo di Kyoto per sostituirlo con un nuovo documento. L'Ipcc, presieduto dall'indiano Rajendra Pachauri, è una commissione Onu di cui fanno parte circa 3 mila scienziati tra oceanografi, studiosi dell'atmosfera, glaciologi, economisti; l'organismo è considerato la massima autorità scientifica sull'effetto-serra e il suo impatto ambientale. «L'Ipcc ha creato un sempre più ampio consenso informato sulla connessione che esiste tra le attività umane e il riscaldamento climatico», ha aggiunto il comitato Nobel. «Migliaia di scienziati di oltre cento Paesi hanno collaborato per accertare la certezza del riscaldamento in corso». Invece Gore «da lungo tempo è un ambientalista e politico che si è reso conto conto delle sfide climatiche che la Terra affronta, e il suo lavoro di divulgazione ha rafforzato la lotta contro i mutamenti climatici».&lt;br /&gt;È il secondo premio Nobel per la pace che in pochi anni va a chi si è occupato di tematiche ambientaliste, come non è mai avvenuto in oltre cento anni di vita del prestigioso premio e a dimostrazione di una grande attenzione ai temi dell'ambiente. Infatti nel 2004 il Nobel venne assegnato all'ambientalista e pacifista keniana Wangari Maathai.&lt;br /&gt;È la nona volta che un premio Nobel per la pace va a un personaggio politico americano. In precedenza l'avevano vinto nel 1906 il presidente Theodore Roosevelt, nel 1912 l'ex segretario di Stato Elihu Root, nel 1919 il presidente Woodrow Wilson, nel 1925 il vice presidente Charles Gates Dawes, nel 1945 l'ex segretario di Stato Cordell Hull, nel 1953 l'ex segretario di Stato George Marshall, nel 1973 il segretario di Stato Henry Kissinger e nel 2002 l'ex presidente Jimmy Carter.Anche per le Nazioni Unite si tratta del nono premio. Nel 1954 e nel 1981 vinse l'agenzia per i Rifugiati, nel 1961 fu assegnato postumo al segretario generale Dag Hammarskjold, nel 1965 l'Unicef, nel 1969 l'Organizzazione internazionale del lavoro, nel 1988 i Caschi blu, nel 2001 l'Onu e il segretario generale Kofi Annan, e nel 2005 l'Agenzia internazionale per l'energia atomica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-415931704127952536?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/415931704127952536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=415931704127952536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/415931704127952536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/415931704127952536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/al-gore-vince-il-premio-nobel-per-la.html' title='AL GORE VINCE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-9214686481607118345</id><published>2007-10-08T08:32:00.000-07:00</published><updated>2007-10-08T08:44:28.114-07:00</updated><title type='text'>IL REGIME TENTA DI FAR SPARIRE LE PROVE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;I dissidenti denunciano: «Almeno duecento cadaveri bruciati in segreto».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Rangoon, Birmania&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La speranza della pacifica rivoluzione zafferano si è perduta, prima, nella violenza e nella crudeltà della repressione. E, ora, nell'orrore inimmaginabile dell'ultima rivelazione uscita dalla Birmania grazie al coraggio dei dissidenti. I militari starebbero utilizzando il crematorio pubblico che si trova a nordest di Rangoon per far sparire i corpi delle vittime della repressione, così da impedire ogni futura «conta del male».&lt;br /&gt;«Ho visto personalmente bruciare 71 cadaveri », ha rivelato un testimone oculare alle fonti del Pergamon Journal. La notizia è stata confermata, dall'ex capitale birmana, anche da un giornalista del Sunday Times, anonimo per evidenti ragioni di sicurezza, dato che la giunta militare è pronta ad arrestare qualunque reporter che sia entrato nel Paese con l'unico stratagemma possibile: un visto turistico. La descrizione di quanto avvenuto è raggelante ma non consente di stimare un bilancio, neppure approssimativo, di quante siano effettivamente le vittime della repressione. La giunta è ferma a dieci uccisi «ufficiali». Mentre per l'opposizione democratica i morti sarebbero «almeno duecento ». Secondo il settimanale britannico, fonti differenti hanno riferito a diplomatici e volontari di organizzazioni internazionali come, sin dalla notte del 28 settembre, ovvero a 24 ore dall'inizio delle violenze nei monasteri e della sparatorie nelle città, camion militari coperti da teloni verdi siano stati osservati mentre si dirigevano nell'area del crematorio pubblico. Le strade che portavano verso l'edificio erano guardate a vista da soldati in assetto di guerra, pronti a minacciare di morte chiunque si fosse solamente affacciato alle finestre di casa. «Non c'è stato alcun tentativo di identificare i corpi — ha spiegato al reporter del Sunday Times un diplomatico occidentale —. Nessuno si è preoccupato di restituire i resti alle famiglie o semplicemente garantire un minimo rito funebre secondo la tradizione buddista». Sandar Win, una dissidente esule a Mae Sot, lungo la frontiera birmano-thailandese, pochi giorni fa aveva confermato al Pergamon Journal: «Mio marito era rimasto in Birmania, era uno dei leader della rivolta. È stato prelevato dalla polizia politica per essere "interrogato". Pochi giorni più tardi i miei figli mi hanno telefonato per informarmi della sua morte, "accidentale" secondo le autorità. Abbiamo chiesto il corpo indietro: non abbiamo nemmeno avuto una risposta». La pratica di bruciare i cadaveri per impedire un bilancio ufficiale della repressione non è nuova, in Asia.&lt;br /&gt;Anche l'esercito cinese fece sparire nello stesso modo i resti di molti degli uccisi a piazza Tienanmen, nel giugno 1989. Allora i camini del crematorio di Babaoshan, il «cimitero degli eroi» a Pechino, emisero un lugubre fumo grigio per giorni: adesso lo stesso agghiacciante spettacolo è visibile nell'ex capitale birmana. A Rangoon, oltre a queste notizie, autentiche secondo la locale comunità diplomatica perché confermate da fonti diverse, si sono diffuse voci — anche queste credibili, purtroppo — che negli ospedali si registrano ancora decessi nonostante la calma apparente nelle strade ormai perduri da giorni. La ragione? «Ai medici — ha fatto sapere un volontario straniero — non è stato consentito di curare i feriti: ordini precisi dei militari. Senza alcun tipo di trattamento, è inevitabile che molti tra coloro che hanno subito ferite possano essere morti nel giro di pochi giorni». C'è da aggiungere che continuano gli arresti di civili e monaci, con continui raid nei monasteri. Le autorità affermano che sarebbero state sequestrate «armi e munizioni». E i media di regime ammoniscono: «I monaci devono aderire alle leggi di Dio e del governo, se violano tali leggi commettono reati».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-9214686481607118345?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/9214686481607118345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=9214686481607118345&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/9214686481607118345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/9214686481607118345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/il-regime-tenta-di-far-sparire-le-prove.html' title='IL REGIME TENTA DI FAR SPARIRE LE PROVE'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-5699201851372595145</id><published>2007-10-07T07:47:00.000-07:00</published><updated>2007-10-07T07:49:44.282-07:00</updated><title type='text'>IL REGIME RITIRA I SOLDATI DALLE STRADE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Rimosse inoltre le ultime barriere di sicurezza nelle strade, ma proseguono i rastrellamenti nella case.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Rangoon, Birmania&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La giunta al potere nel Myanmar ha ordinato il ritiro della maggior parte dei soldati e degli agenti delle forze anti-sommossa che nelle ultime due settimane avevano presidiato le strade della vecchia capitale Yangon, già Rangoon, e delle altre principali città dell'ex Birmania. Rimosse inoltre le ultime barriere di sicurezza residue, montate nei giorni delle manifestazioni di piazza allo scopo di sbarrare il passo ai cortei di protesta, guidati dai monaci buddhisti. A Yangon sgomberate in particolare le zone circostanti le pagode di Shwedagon e di Sule, due tra i templi più importanti del Paese, che erano state l'epicentro dei raduni da cui avevano poi preso le mosse la marce per la democrazia. Lo hanno riferito testimoni oculari, secondo cui militari in circolazione ne restano, ma assai meno rispetto al recentissimo passato.&lt;br /&gt;La mossa è interpretata comunque non come un cedimento del regime alle pressioni internazionali nè tanto meno come un gesto di apertura nei confronti dell'opposizione, quanto piuttosto come un segno della fiducia nel mantenimento della presa sul potere nutrita dai generali, guidati dal capo della giunta, Than Shwe; i vertici militari sembrano infatti sicuri di aver ormai stroncato le proteste, e convinti di non doverne affrontare di ulteriori, quanto meno non a breve scadenza.&lt;br /&gt;Gli stessi testimoni, tutti rigorosamente anonimi, hanno affermato in effetti di continuare ad avere paura. In concreto, proseguono i rastrellamenti casa per casa alla ricerca di dissidenti, veri o presunti, e gli arresti arbitrari. Anche Internet, per alcuni giorni unica finestra del mondo sull'ennesima tragedia birmana, rimane oscurato; l'accesso al web era brevemente stato ripristinato due notti fa, in coincidenza con il coprifuoco che di fatto impediva in massima parte alla popolazione di raggiungere i pochi strumenti disponibili per servirsene: poi, all'alba, era ricominciato il black-out, onde strangolare sul nascere il flusso di fotografie, video e notizie via e-mail che hanno smascherato la sanguinosa repressione in atto, ufficialmente causa di non più di dieci morti ma, a seconda delle diverse fonti 'alternativè, costata in realtà un numero di vittime variabile tra diverse decine e, addirittura, alcune migliaia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-5699201851372595145?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/5699201851372595145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=5699201851372595145&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5699201851372595145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5699201851372595145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/il-regime-ritira-i-soldati-dalle-strade.html' title='IL REGIME RITIRA I SOLDATI DALLE STRADE'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-8365051780278192946</id><published>2007-10-06T05:19:00.000-07:00</published><updated>2007-10-06T05:31:55.138-07:00</updated><title type='text'>«SI' AL DIALOGO, MA SUU KYI CAMBI LINEA»</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine il generale si è pronunciato: un mezzo sì. Than Shwe, il capo della giunta militare birmana, secondo la tv di regime avrebbe garantito all' inviato dell' Onu Ibrahim Gambari di essere «pronto a incontrare personalmente Daw Aung San Suu Kyi per un dialogo» a patto che quest' ultima, leader dell' opposizione democratica e premio Nobel per la pace, «abbandoni il suo atteggiamento di contrapposizione e assoluta devastazione» e allo stesso tempo rinunci alla richiesta, rivolta alla Comunità internazionale, di «sanzioni economiche e imposizione di ogni tipo di pressione» dall' estero. Un sì condizionato. Comunque una rara manifestazione di disponibilità dell' uomo forte della Birmania, chiuso con i suoi generali nella nuova capitale «fortezza» di Naypyidaw, circondata dalla giungla a più di 300 chilometri da Rangoon. Se non è la prima volta che dalla giunta arriva l' offerta di un qualche tipo di «dialogo» in cambio di una disposizione più «morbida» di Suu Kyi (12 anni agli arresti domiciliari), è una novità che il generale Than Shwe acconsenta a stringere la mano della leader della Lega nazionale per la democrazia. Il dittatore nutre avversione per Aung San Suu Kyi al punto che non ne pronuncerebbe mai il nome: userebbe locuzioni tipo «la strega», oppure «quella lì». A fronte di questo segnale di «moderazione», la situazione a Rangoon e nelle altre città teatro delle rivolte represse nel sangue nei giorni scorsi sono tutt' altro che tranquillizzanti. Gli agenti della polizia politica continuano gli arresti di presunti oppositori e monaci. I militari passano di notte di casa in casa. I residenti si accordano per rimanere di guardia e lanciare un segnale di allarme. Espedienti poco efficaci se è vero che, secondo fonti di regime, sono oltre duemila gli arresti (l'opposizione ne denuncia ottomila solo nell' area di Rangoon). Suddivisi in quattro gruppi: i leader della rivolta, quelli che hanno preso parte ai cortei, chi ha solo applaudito e i semplici passanti. A seconda della categoria, rischiano dai 2 ai 20 anni di carcere. In questa atmosfera di apparenti aperture e continua repressione, ieri il segretario generale dell' Onu Ban Ki-moon ha ricevuto da Gambari il rapporto sulla sua missione di quattro giorni in Birmania mentre il Consiglio di sicurezza si riunirà per discutere i recenti avvenimenti nel Paese. Ban, sulla base delle prime indiscrezioni, aveva detto che la missione del suo inviato non «poteva considerarsi un successo». Evidentemente le aspettative erano alte. Ma la giunta, forte del sostegno di un alleato storico come la Cina, e l' atteggiamento condiscendente della Russia, ha potuto schiacciare la rivolta con relativa impunità. Pechino ha chiesto ai generali «moderazione» per non compromettere la propria immagine a meno di un anno dalle Olimpiadi. E l' ha ottenuta: rispetto alla rivolta del 1988, il bilancio - per quanto pesante - è meno tragico. La miseria dei birmani è la stessa di 19 anni fa. «Non avevamo scelta - sono le testimonianze riportate dall' interno del Paese - siamo alla fame e non abbiamo libertà. Non ci è rimasto nulla da perdere. A parte la vita».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-8365051780278192946?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/8365051780278192946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=8365051780278192946&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8365051780278192946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/8365051780278192946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/si-al-dialogo-ma-suu-kyi-cambi-linea.html' title='«SI&apos; AL DIALOGO, MA SUU KYI CAMBI LINEA»'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-1232149886027919465</id><published>2007-10-03T10:17:00.000-07:00</published><updated>2007-10-03T10:20:48.842-07:00</updated><title type='text'>MIGLIAIA DI MONACI NEI GULAG BIRMANI</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Continua la caccia all'uomo. I religiosi ancora liberi tentano la fuga o si nascondono in casa di civili.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rangoon, Birmania&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Calma spettrale anche oggi a Yangon e nella seconda città della Birmania, Mandalay, all'indomani della partenza dalla vecchia capitale dell'ex Birmania dell'inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahiom Gambari. E mentre Gambari mantiene la bocca cucita sugli incontri avuti con il generale Than Shwe e con la leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi in vista di riferire domani a New York al segretario generale Ban Ki-moon, la repressione continua implacabile. Anzi, in modo più subdolo perché si sono in parte appannati i riflettori internazionali.&lt;br /&gt;Continuano gli arresti indiscriminati dei dissidenti, veri o presunti. Nella notte almeno otto camion militari carichi di prigionieri sono stati visti lasciare Rangoon . Tra gli arrestati anche 147 membri della Lnd, la Lega Nazionale per la Democrazia, la principale forza di opposizione guidata proprio da Suu Kyi; dieci sono parlamentari della mai insediata Assemblea Costituente, uscita dalle elezioni del '90 che la Lnd si aggiudicò con una maggioranza schiacciante, ma i cui risultati furono annullati dai militari. Gli agenti birmani hanno annunciato di avere le «fotografie» degli attivisti per la democrazia che nelle scorse settimane hanno partecipato alle manifestazioni antigovernative. Prima dell’alba, i soldati che presidiano le strade della città hanno lanciato un avvertimento con gli altoparlanti: «Abbiamo le fotografie. Stiamo per eseguire gli arresti». Secondo i dissidenti sono morte almeno 200 persone e altre 6.000 sono state arrestate, tra cui centinaia di monaci. Mentre il regime ha confermato solo 10 morti.&lt;br /&gt;L’ambasciatore Usa Shari Villarosa ha fatto sapere di aver inviato nei giorni scorsi il personale dell’ambasciata in alcuni monasteri. Alcuni sono stati trovati completamente vuoti, altri presidiati dalle forze dell’ordine e dichiarati zone ’off-limits’. «Il numero dei monaci per la strade si è ridotto notevolmente. Dove sono i monaci? Che cosa gli è successo?», ha dichiarato l’ambasciatore.&lt;br /&gt;Una risposta arriva dai quotidiani britannici che parlano di veri e propri gulag, dove sarebbero stati rinchiusi migliaia di cittadini. Secondo fonti della Bbc, i monaci arrestati vengono trasferiti nel nord del Paese.  Il quotidiano britannico Times riferisce di 1.700 tra monaci e attivisti di opposizione deportati in un istituto di Rangoon di proprietà del governo: l’ex sede dell’Istituto di Tecnologia del governo sarebbe stata trasformata in un gulag segreto, dove sarebbero stati richiusi e vessati migliaia di manifestanti e monaci buddisti scomparsi.&lt;br /&gt;Molti monaci ancora liberi si rifugioano nelle case dei civili o stanno cercando di lasciare Rangoon. Secondo testimoni citati dalla Bbc, i religiosi affollano la stazione ferroviaria e i terminali dei pullman. Per i religiosi - si legge sul sito online dell’emittente britannica - è tutt’altro che facile abbandonare l’ex capitale: gli autisti si rifiuterebbero spesso di farli salire a bordo, nel timore di non essere poi autorizzati a far rifornimento di carburante.&lt;br /&gt;L’ambasciatore Usa ha dichiarato che la gente di Rangoon è terrorizzata. «Per quanto riusciamo a sapere, la polizia militare entra in azione nel mezzo della notte, facendo irruzione nelle case e prelevando le persone», ha detto il diplomatico. La gente che vive nei pressi della Pagoda Shwedagon, il luogo più sacro del Paese e punto focale delle proteste delle scorse settimane, ha riferito di diverse decine di case perquisite nel cuore della notte e di numerose persone portate via per gli interrogatori.&lt;br /&gt;Intanto arrivano nuove notizie di defezioni all'interno del regime. Un ufficiale dell'esercito birmano è fuggito in Thailandia dopo essersi rifiutato di aprire il fuoco contro i monaci buddisti inermi e ora spera di ottenere asilo politico in Norvegia. In un intervista riportata da diversi media (compresa la Bbc, guarda) il militare birmano  parla dell'uccisione di «migliaia» di  monaci.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-1232149886027919465?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/1232149886027919465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=1232149886027919465&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/1232149886027919465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/1232149886027919465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/migliaia-di-monaci-nei-gulag-birmani.html' title='MIGLIAIA DI MONACI NEI GULAG BIRMANI'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-1480949816268664268</id><published>2007-10-02T08:12:00.000-07:00</published><updated>2007-10-02T08:18:47.995-07:00</updated><title type='text'>INCONTRO TRA INVIATO ONU E LEADER BIRMANO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gambari ha avuto un colloquio con il dittatore Shwe e ha potuto rivedere San Suu Kye.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rangoon, Birmania&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dopo tre giorni di «anticamera», l'inviato speciale delle Nazioni Unite nel Myanmar, Ibrahim Gambari, è stato ricevuto dal capo della giunta militare al potere nell'ex Birmania, il generale Than Shweh: lo hanno riferito fonti del ministero per l'Informazione, che hanno peraltro preteso l'anonimato. L'incontro è avvenuto a Naypyidaw, il remoto villaggio nella giungla trasformato nella nuova capitale del Paese asiatico, 400 chilometri a nord della vecchia, Rangoon. Al termine del colloquio Gambari ha lasciato la città e ha incontrato di nuovo la dissidente storica e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Poi ha lasciato il Paese.&lt;br /&gt;Gambari, egli stesso un generale a riposo e già ministro degli Esteri nigeriano, aveva il delicato compito di manifestare alla giunta l'indignazione della comunità internazionale, inducendola ad accettare una soluzione negoziata per la sanguinosa crisi in cui è precipitato il Myanmar, costata almeno sedici morti e circa seimila arresti (ma per il ministro degli Esteri australiano, Alexander Downer, i morti sono «almeno 30»). Finora a Gambari era stato consentito soltanto di incontrare funzionari di medio livello del regime birmano. Domenica aveva inoltre potuto parlare una prima volta, per circa un'ora, con Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari dal 2003: una condizione in cui è stata costretta a vivere per ben dodici degli ultimi diciotto anni. Circa 1.700 persone arrestate, fra cui circa 500 monaci buddisti, sono state rinchiuse in un campus universitario di Rangoon, secondo fonti birmane e delle Nazioni Unite. Secondo le stesse fonti, fra gli arrestati detenuti preso il Government Technical Institute di Rangoon vi sarebbero anche 200 donne. I 500 monaci sono rinchiusi in uno stanzone senza finestre e sono stati costretti a spogliarsi. Molti di loro rifiutano il cibo. Tony Bambury, responsabile per l'Asia del Programma alimentare mondiale, ha detto di aver avuto informazioni secondo cui i detenuti nel campus sono stati poi trasferiti altrove.&lt;br /&gt;Nel frattempo nelle principali città, Rangoon in testa, la presenza delle forze di sicurezza sta cominciando ad alleggerirsi. Martedì nella ex capitale e principale città della Birmania la situazione è calma. La giunta militare ha annunciato una riduzione di due ore del coprifuoco notturno. La repressione delle manifestazioni dei giorni scorsi è costata la vita, secondo le autorità locali, dieci persone, mentre fonti vicine agli ambienti dissidenti parlano di circa duecento morti.&lt;br /&gt;Il ministro degli Affari Esteri birmano, U Nyan Win, in un discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha accusato «opportunisti politici» appoggiati da «paesi forti» di essere i responsabili della repressione subita la settimana scorsa dai manifestanti nel suo paese. U Nyan Win ha avvertito la comunità internazionale ad astenersi dall'imporre sanzioni che non farebbero altro che gettare benzina sul fuoco.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-1480949816268664268?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/1480949816268664268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=1480949816268664268&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/1480949816268664268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/1480949816268664268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/incontro-tra-inviato-onu-e-leader.html' title='INCONTRO TRA INVIATO ONU E LEADER BIRMANO'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6266429086645443721</id><published>2007-10-01T08:09:00.000-07:00</published><updated>2007-10-01T08:18:49.504-07:00</updated><title type='text'>DOMANI L'INVIATO ONU VEDRA' IL DITTATORE SHWE</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gambari ha ottenuto di incontrare il capo della giunta militare. Intanto gruppi armati delle minoranze etniche attaccano l'esercito                                        &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Rangoon, Birmania&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il colloquio a Rangoon di ieri con la leader dell'opposizione e Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, l'inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, incontrerà domani il generale Than Shwe, capo della giunta militare. Lo hanno annunciato fonti del regime birmano. Gambari è già tornato&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; a Naypyidaw, il villaggio nella giungla che il regime birmano ha voluto come nuova capitale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; Intanto l'opposizione birmana non si piega. Secondo quanto riferisce Cecilia Brighi, responsabile della Cisl per i rapporti con le istituzioni internazionali e con i Paesi asiatici, «il sindacato birmano ha lanciato una mobilitazione generale per paralizzare il Paese». Al momento, però, alcune fonti interpellate dal Corriere non hanno confermato la notizia. La Brighi aggiunge che «l'alleanza degli eserciti delle etnie shan, karen, mon e karenny ha deciso di scendere in campo contro la giunta militare». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; Emarginate da decenni dalla giunta militare, le minoranze etniche del nord e dell'est del Paese &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2007/09/30/0JP6BOVF--180x140.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 156px; height: 116px;" src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2007/09/30/0JP6BOVF--180x140.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;hanno deciso di scendere in campo al fianco dell'opposizione che fa riferimento al premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi. «I rappresentanti delle minoranze etniche che fanno parte del Consiglio delle organizzazioni democratiche», ha raccontato la Brighi, «si sono messi d'accordo con la dissidenza». Stando alle dichiarazioni del portavoce del Karen National Union (Knu), Pado Mann Sha, un'unità del battaglione 103 dell'Esercito di liberazione nazionale dei Karen ha attaccato e ucciso almeno quattro militari dell'esercito regolare birmano nei pressi di Phalu, nello Stato Karen.&lt;br /&gt;Il professor B. T. Win, segretario del ministero degli Affari esteri birmano dal 1974 al 1978, teme che la situazione degeneri: «Se le dimostrazioni pacifiche non avranno successo, il pericolo di una guerra civile è molto concreto», ha aggiunto Win. Un pericolo che potrebbe però essere scongiurato dall'intervento della comunità internazionale, «solo se Cina e Russia non si opporranno con il proprio potere di veto».&lt;br /&gt;Stroncati i cortei di protesta, svuotati molti monasteri, cresce il timore per quanti sono finiti in questi giorni nelle galere del regime. Organizzazioni per la difesa dei diritti umani parlano di oltre mille persone scomparse. Fonti diplomatiche straniere ritengono che centinaia tra sacerdoti buddisti e militanti dell'opposizione siano state portate via durante i giorni cruciali delle manifestazioni represse nel sangue. Stando all'Associazione di assistenza ai detenuti politici (Aapp), organizzazione con sede in Thailandia che da anni segue la situazione nelle 43 prigioni birmane, potrebbero essere 1.500 le persone scomparse la settimana scorsa. «Almeno 85 dimostranti, oltre 1.000 monaci e tra i 300 e i 400 studenti e attivisti sono stati arrestati», ha detto Bo Kyi, segretario aggiunto di Aapp, nel sottolineare che le condizioni nelle galere del regime sono terribili.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6266429086645443721?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6266429086645443721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6266429086645443721&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6266429086645443721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6266429086645443721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/10/domani-linviato-onu-vedra-il-dittatore.html' title='DOMANI L&apos;INVIATO ONU VEDRA&apos; IL DITTATORE SHWE'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-5960408739959511370</id><published>2007-09-30T03:25:00.000-07:00</published><updated>2007-09-30T03:27:34.496-07:00</updated><title type='text'>BIRMANIA, INVIATO ONU CON SAN SUU KYI</title><content type='html'>&lt;table style="text-align: left; margin-left: 0px; margin-right: 0px; font-style: italic;" id="corpo-titolazione" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td id="titolazione" valign="top"&gt;&lt;div id="div-titolazione"&gt;&lt;div class="doc" lang="it"&gt;&lt;div class="articolo"&gt;&lt;div class="titolazione"&gt;&lt;div class="titolo"&gt; &lt;span class="titolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dopo l'incontro con i generali, Gambari si è visto oggi con la leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rangoon, Birmania&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                      La leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi e l'inviato speciale dell'Onu Gambaro (Afp)   RANGOON - L’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, ha incontrato oggi a Rangoon la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi. Lo riferiscono alcuni diplomatici. L'incontro si è svolto nella residenza di University Avenue. Lungo la stessa strada, University Avenue, si trova l’abitazione della Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, costretta da anni agli arresti domiciliari. Soldati e agenti di polizia in tenuta antisommossa hanno circondato la struttura residenziale, bloccando ogni accesso alla strada con filo spinato e barriere di legno. L’incontro tra l’inviato Onu e Suu Kyi è durato circa 90 minuti.      Gambari è ritornato a Rangoon dopo aver incontrato nella nuova capitale Naypyitaw i leader della giunta militare birmana per convincerli a rinunciare alla repressione contro i manifestanti.&lt;br /&gt;La missione Onu si è resa urgente dopo la violenta repressione messa in atto dai militari contro i manifestanti birmani scesi in piazza dal 19 agosto scorso per protestare contro il rincaro del prezzo del carburante. La mobilitazione ha suscitato l’interesse della comunità internazionale quando la guida delle proteste è stata assunta da migliaia di monaci buddisti, al fianco della gente per denunciare la brutalità del regime e chiedere negoziati di riconciliazione nazionale. I generali hanno risposto anche questa volta con la forza, aprendo il fuoco sulla folla e causando almeno 10 morti, anche se fonti dell’opposizione parlano di un bilancio molto più sanguinoso.&lt;br /&gt;Almeno mille le persone arrestate, tra cui centinaia di monaci. Nei giorni scorsi, i militari hanno occupato e isolato i principali monasteri di Rangoon e Mandalay per impedire ai religiosi di scendere di nuovo in piazza. Con la prigione ormai piena, gli arrestati vengono detenuti negli edifici universitari e in altre strutture scolastiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-5960408739959511370?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/5960408739959511370/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=5960408739959511370&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5960408739959511370'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5960408739959511370'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/birmania-inviato-onu-con-san-suu-kyi.html' title='BIRMANIA, INVIATO ONU CON SAN SUU KYI'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6419298280517536400</id><published>2007-09-29T04:13:00.000-07:00</published><updated>2007-09-29T04:22:42.235-07:00</updated><title type='text'>CREPE NEL REGIME, ESERCITO DIVISO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il numero uno della giunta militare si scontra con il numero due: che vuole incontrare la leader dell'opposizione San Suu Kyi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Rangoon, Birmania&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;                                              Nonostante i morti di ieri, nonostante le migliaia di militari in assetto di guerra che presidiano massicciamente Rangoon e minacciano di sparare ancora, nonostante il coprifuoco, alcune migliaia di&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; manifestanti, diecimila secondo alcuni testimoni, sono tornati oggi in piazza nell'ex capitale birmana, tentando di radunarsi nel centro. I soldati hanno risposto agli assembramenti con cariche e lancio di lacrimogeni e anche con spari in aria e hanno avviato perquisizioni nelle case attorno alla pagoda di Sule. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; Ma la situazione politica in Birmania è in rapida evoluzione. La giunta militare al potere in Birmania si sarebbe spaccata in merito alla violenta risposta dell'esercito alle proteste. Notizie non confermate citate dai due siti dell'opposizione «Irraddy News» e «Mizzima» rendono noto che il generale Than Shwe, al comando, il suo vice, il generale Maung Aye, e il capo di stato maggiore dell'esercito, non si trovano più d'accordo sulla reazione necessaria alle imponenti manifestazioni quotidiane di monaci e civili. Fonti diplomatiche a Bangkok spiegano che Maung Aye ha fissato un incontro con il Premio Nobel e simbolo della protesta Aung San Suu Kyi, trasferita per questo nella base militare di Yemon, alle porte di Yangon, e che avrebbe espresso il suo totale disaccordo con l'uso della violenza contro i manifestanti.&lt;br /&gt;Intanto le voci di un &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/27/BIR/04.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/27/BIR/04.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«dissidio fra generali e di defezioni da parte dell'esercito» riportate dal sito di esuli birmani «Mizzima News» e diffuse sul Web nonostante sono il blocco causato dalla giunta militare sono state confermate all'Aki-Adnkronos dall'ex segretario agli Affari Esteri birmano (dal 1974 al 1978), B. T. Win. «La Brigata 66 si è unita ai manifestanti ed è pronta a sfidare la Brigata 77 se farà uso della forza. Il generale di brigata Tin Tun Aung non darà seguito all'ordine di sparare, mentre si è creata una scissione tra il comando militare situato nel sud-est del Paese e il comando generale di Rangoon», spiega il professor Win.&lt;br /&gt;Critica la situazione anche a Mandalay, dove «coloro che non rispettano gli ordini vengono rimpiazzati con soldati fedeli al regime», aggiunge Win, oggi Decano degli studenti del Programma Aeiou (All Ethnic International Open University) all'Università di Chiangmai in Thailandia.&lt;br /&gt;Anche testimonianze riportate dalla radio russa «Eco di Mosca» i militari raccontano che tra i militari birmani impegnati nel reprimere la protesta sarebbero in atto profonde divisioni. L'emittente parla, citando le testimonianze dei giornalisti locali, di una divisione in atto fra i soldati dell'esercito in particolare nella città di Mandalay, la seconda città del Paese, dove sarebbero stati registrati scontri fra due divisioni di militari e una serie di reparti si sarebbe rifiutata di lasciare le caserme.&lt;br /&gt;Secondo fonti non confermate, il comandante delle forze militari, il generale Hla Htey Win, sarebbe agli arresti dopo che soldati ai suoi ordini si sono rifiutati di sparare sulla folla. Il sito d'informazione degli esuli birmani 'Mizzima News' riferisce inoltre che fra alcuni reparti dell'esercito birmano ci sarebbe una non meglio precisata «agitazione». Aerei pieni di militari si sarebbero levati in volo dalla base aerea di Matehtilar e anche truppe dal centro del Paese si starebbero muovendo verso Rangoon. Secondo 'Mizzima', «non è chiaro se le truppe stiano marciando come rinforzi o per opporsi alle truppe che hanno sparato sui monaci».&lt;br /&gt;Non è ancora chiaro quale sia il bilancio reale della sanguinosa repressione: il numero delle vittime sarebbe in realtà assai più elevato rispetto alle cifre ufficiali. Lo ha denunciato l'ambasciatore d'Australia nell'ex Birmania, Bob Davis, all'«Abc». Secondo la giunta militare birmana, i morti ammonterebbero complessivamente a dieci, ma a detta del diplomatico di Canberra testimoni oculari avrebbero riferito ad alcuni suoi collaboratori di aver visto «rimuovere ieri dal teatro delle manifestazioni nel centro di Rangoon un numero di cadaveri significativamente superiore» a quello reso noto dal regime. Il computo reale, ha aggiunto Davis, sarebbe «parecchie volte il multiplo» delle dieci persone uccise «riconosciute dalle autorità». A Rangoon la situazione è molto più grave di quanto venga riportato dai media internazionali confermano all'Ansa testimoni in loco, di nazionalità europea, che chiedono di rimanere anonimi per timore di ritorsioni: «Le famiglie birmane che hanno subito perdite vengono minacciate dai militari affinché dichiarino che i loro congiunti sono morti per cause naturali e non durante le manifestazioni». Inoltre, gli ingressi degli ospedali sono assediati dalle forze armate, che bloccano l'ingresso ai feriti, impedendo loro di ricevere le cure necessarie. «Non si sa che fine facciano questi feriti», ha detto allarmato un testimone, riferendo che «alcuni, probabilmente dei disperati che non hanno altra scelta, sono stati assoldati dai militari per fare dei pestaggi in giro per la città».&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/27/MYA/04.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/27/MYA/04.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1303065125376XsC" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U1303065125376UkB" style="font-weight: normal;"&gt;La notte scorsa l'esercito birmano ha condotto raid in almeno due monasteri buddisti. Lo riferisce la radio Voce Democratica della Birmania, che trasmette da Oslo. L'emittente non ha potuto stabilire quanti monaci siano stati arrestati, ma ha riferito che una scuola presso il carcere di Insein è stata trasformata in centro di detenzione per circa 300 bonzi. «L'esercito ha chiesto ai monaci prigionieri di togliersi le tonache, ma loro hanno rifiutato», ha raccontato il direttore dell'emittente, Moe Aye. Sempre secondo la Voce Democratica, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro una scuola e picchiato e arrestato circa 300 studenti durante la brutale repressione di giovedì a Rangoon. A quanto riferiscono testimoni, un gruppo di studenti stava marciando dal ponte Pansodan verso il liceo del quartiere periferico di Tamwe, mentre altri studenti si trovavano nella scuola. Soldati e guardie del governo hanno cominciato a sparare anche ad altezza d'uomo, per impedire ai ragazzi di raggiungere la scuola. Nell'edificio studiano anche bambini delle elementari e alcuni di loro, così come genitori che erano venuti a prenderli, sono stati raggiunti dalle pallottole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A Rangoon sono chiusi la maggior parte di uffici e negozi, giacché numerose aziende hanno raccomandato ai dipendenti di non recarsi al lavoro. La giunta militare ha inoltre dichiarato "no-go zone", zona interdetta, i dintorni di cinque monasteri buddisti. Le autorità hanno comunicato la mappa delle "zone di pericolo" ai diplomatici del sudest asiatico. Fonti diplomatiche hanno inoltre riferito alla testata Irrawaddy - con sede a Chiangmai - che l'attivista e Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari, è stata trasferita nel campo militare di Yemon, situato alla periferia di Rangoon. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt;&lt;!--&lt;hr align="left"  width="95%" style="font-size:78%;"&gt;--&gt;    &lt;!--&lt;hr align="left"  width="95%" style="font-size:78%;"&gt;--&gt;&lt;span class="span" id="U1303065125376c2" style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U13030651253768aD" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;Nel frattempo arrivano dal Giappone accuse esplicite alle autorità birmane per la morte del cronista giapponese ucciso durante i disordini a Rangoon: secondo l'agenzia Kyodo, l'uomo è stato senza alcun dubbio colpito dai colpi sparati da un soldato antisommossa. Il cronista, Kenji Nagai, stava riprendendo con una videocamera uno scontro fra manifestanti e militari, presso la pagoda di Sule . Secondo le fonti anche altri giornalisti stranieri sarebbero rimasti feriti. Lo stesso premier giapponese Yasuo Fukuda ha espresso «forte preoccupazione» per la sanguinosa crisi in Myanmar e il viceministro degli Esteri Hitoshi Kimura ha convocato l'ambasciatore birmano a Tokyo Saw Hlamin, chiedendogli «l'adozione di misure appropriate» per la sicurezza dei sudditi nipponici nel paese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;!--&lt;hr align="left"  width="95%" style="font-size:78%;"&gt;--&gt; La difficile situazione in Birmania ha provocato proteste in numerose capitali asiatiche, e non solo. Incidenti sono scoppiati a Canberra, in Australia, fra manifestanti e polizia quando un centinaio di persone ha cercato di dare l'assalto all'ambasciata birmana. Dopo essere stati respinti dagli agenti antisommossa, i dimostranti, scandendo slogan in favore della democrazia, hanno bruciato bandiere e inscenato un sit-in nella strada dove si trova la sede diplomatica. Alcuni partecipanti alla protesta - hanno riferito testimoni alla Reuters - sono stati fermati dalla polizia, che ha anche sequestrato un'ascia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dal Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6419298280517536400?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6419298280517536400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6419298280517536400&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6419298280517536400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6419298280517536400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/crepe-nel-regime-esercito-diviso.html' title='CREPE NEL REGIME, ESERCITO DIVISO'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-5310045943157096112</id><published>2007-09-28T02:32:00.000-07:00</published><updated>2007-09-28T10:03:17.254-07:00</updated><title type='text'>VETO DI CINA E RUSSIA ALLE SANZIONI CONTRO IL GOVERNO BIRMANO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è passata la risoluzione, promossa dagli Stati Uniti d'America e sostenuta dall'Unione Europea, che avrebbe dovuto colpire Myanmar sul piano delle sanzioni economiche. Cina e Russia, membri permanenti del &lt;span class="extiw"&gt;Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite&lt;/span&gt;, hanno fatto uso del proprio diritto di &lt;span class="extiw"&gt;veto&lt;/span&gt; per bloccare la proposta. Alla fine il Consiglio decide che verrà inviato un rappresentante del segretario generale dell'ONU, &lt;span class="extiw"&gt;Ban Ki Moon&lt;/span&gt;. Si tratta di Ibrahim Gambari: secondo la risoluzione, l'invito dell'ONU dovrà incontrare i dirigenti del regime militare al potere in Myanmar, ma anche i leader dell'opposizione, come il &lt;span class="extiw"&gt;premio Nobel p&lt;/span&gt;&lt;span class="extiw"&gt;er la pace&lt;/span&gt; &lt;span class="extiw"&gt;Aung San Suu Kyi&lt;/span&gt;, e delle minoranze etniche.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/24/MON/08.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 258px; height: 379px;" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/09_Settembre/24/MON/08.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cina e Russia intrattengono forti relazioni economiche con Myanmar, e un eventuale &lt;span class="extiw"&gt;embargo&lt;/span&gt; imposto a livello internazionale avrebbe interrotto tali relazioni. Il veto di Pechino è stato tuttavia motivato in senso politico dall'ambasciatore al Palazzo di Vetro Wang Guangya: la Cina "confina con il Myanmar e quindi più di ogni altro è interessata alla stabilità e alla riconciliazione del Paese", giudicando che le sanzioni economiche sarebbero inutili. Inoltre Guangya ha precisato che "anche se la situazione è problematica, riteniamo che non costituisca una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale". Il fatto che la questione sia un fatto interno era già stata la ragione attraverso la quale Cina e Russia avevano bloccato una nuova proposta che chiedeva sanzioni per il regime, presentata nello scorso gennaio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Myanmar la situazione è precipitata quando, nei mesi scorsi, il regime aveva quintuplicato il prezzo della benzina, decisione che aveva trascinato con sé, al rialzo, i prezzi di molti altri beni, primi fra tutti quelli di prima necessità, riducendo allo stremo una popolazione già provata dalle sanzioni imposte dalla UE e dagli Stati Uniti, che non approvano i metodi volti a reprimere le forze di dissenso. Il premio Nobel Suu Kyi, leader dell'opposizione, è da molti anni agli arresti, e solo da alcuni anni le sono stati concessi i domiciliari. Negli ultimi giorni la protesta è esplosa quando i monaci buddisti hanno deciso di iniziare una marcia pacifica. I monaci, che vengono visti come la massima autorità morale del Paese, sono stati presto seguiti da altre persone, fino a diventare un fiume umano di trecentomila persone. Due giorni fa, però, il regime ha deciso di far convogliare nella capitale una grande quantità di truppe, e ieri sono cominciate le operazioni di repressione che hanno causato diversi morti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-5310045943157096112?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/5310045943157096112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=5310045943157096112&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5310045943157096112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/5310045943157096112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/veto-di-cina-e-russia-alle-sanzioni.html' title='VETO DI CINA E RUSSIA ALLE SANZIONI CONTRO IL GOVERNO BIRMANO'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-3621833874272724588</id><published>2007-09-28T02:08:00.000-07:00</published><updated>2007-09-28T02:13:36.904-07:00</updated><title type='text'>SE IN BIRMANIA SI SFIDANO CINA E INDIA</title><content type='html'>&lt;div class="p"&gt;&lt;span class="b"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="b"&gt;Quanto accadrà adesso in Birmania&lt;/span&gt; ai coraggiosi manifestanti, sia monaci buddhisti che cittadini comuni, è di importanza primaria soprattutto per i birmani stessi e per il destino del loro Paese, tragicamente ostaggio di povertà e repressione. Gli estranei, come Bush, possono dire quello che vogliono e i loro commenti non faranno una grande differenza (anche se la sua difesa dei diritti umani va nella direzione giusta). Tuttavia, gli avvenimenti in Birmania avranno un impatto cruciale sui due giganti, confinanti con questo Paese, che si affacciano adesso sulla scena mondiale, anche se già da tempo si misurano in sordina per stabilire la loro influenza: Cina e India.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; &lt;span class="b"&gt;La posta in gioco è altissima per la Cina&lt;/span&gt;. In Birmania, essa conta quattro interessi vitali, che rischiano grosso con il crollo della giunta militare. Il primo è elementare: il commercio, che supera il miliardo di dollari all'anno, con relativa partecipazione per quel che riguarda petrolio e gas. Il secondo è strategico: gli stretti rapporti che intercorrono tra la Cina e il regime militare in Birmania garantiscono alla Cina l'accesso fino all'Oceano Indiano, consentendole sia di aggirare, in caso di emergenza, il collo di bottiglia dello Stretto di Malacca, come pure di stabilire i suoi capisaldi di vigilanza tanto in Birmania quanto nelle isole vicine. Il terzo, invece, è una combinazione di politica e religione. Se i monaci buddhisti birmani riusciranno a rovesciare il regim&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/86/Burma_monks_protest_Sep2007_2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 286px; height: 381px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/86/Burma_monks_protest_Sep2007_2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;e, ecco che saranno di esempio e ispirazione ai loro confratelli del Tibet. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; &lt;span class="b"&gt;Il controllo della Cina sul Tibet è assai più serrato&lt;/span&gt; di quello del governo birmano sul proprio Paese. E c'è un altro avvenimento in arrivo che preoccupa i cinesi: la successione dell'attuale Dalai Lama, capo spirituale del Tibet, in caso di morte. Oggi il Dalai Lama ha 72 anni e gode di ottima salute. Al suo decesso, tuttavia, si accenderà una disputa su chi sarà proclamato la sua reincarnazione e successore. Un precedente birmano potrebbe trasformare questo dibattito in un confronto più audace e violento. Il quarto interesse della Cina riguarda la sua reputazione. Se apparirà associata a una dittatura abbattuta oppure in una repressione feroce, la sua buona reputazione ne soffrirà. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; &lt;span class="b"&gt;L'ascesa dell'influenza cinese a livello mondiale&lt;/span&gt;, che deriva tanto dalla sua ricchezza quanto dal declino del prestigio americano, subirà un brusco arresto. L'India condivide un certo numero di questi interessi. Anch'essa vanta forti legami commerciali con la Birmania e ha investito pesantemente nei giacimenti metaniferi del Paese. Di conseguenza, ha mantenuto un'incrollabile politica del no comment sul comportamento dei militari in Birmania in questi ultimi anni, definendolo un affare interno che non riguarda affatto l'India. Eppure, anche l'India ci tiene ad affermare il suo predominio strategico sul Paese, con la speranza di strappare la Birmania alla sfera d'influenza cinese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="p"&gt; &lt;span class="b"&gt;Anche l'India ha dato il suo appoggio alla giunta militare&lt;/span&gt;, trascurando i diritti umani proprio allo scopo di impedire un epilogo peggiore, quale sarebbe stato un' invasione cinese. Ma l'India ha molto da guadagnare se i monaci riusciranno nel loro intento. I legami naturali della Birmania, sia storici che culturali, sono con l'India, e non con la Cina, e questo è vero anche per il Tibet. Un'erosione dell'influenza cinese farebbe molto comodo all'India, allentando la sfida alla sua egemonia sull'Oceano Indiano. E' un confronto, questo, ancora moderato e discreto. Implicito, anziché esplicito. Ma mentre gli avvenimenti in Birmania rappresentano soprattutto la lotta di un popolo per la libertà e la democrazia, le loro ripercussioni sul futuro del pianeta assumono una particolare rilevanza. Siamo davanti al primo scontro per stabilire controllo e influenza sulla regione da parte dei nuovi giganti asiatici, la Cina e l'India. E ci auguriamo che sarà l'India a spuntarla.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-3621833874272724588?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/3621833874272724588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=3621833874272724588&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3621833874272724588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3621833874272724588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/se-in-birmania-si-sfidano-cina-e-india.html' title='SE IN BIRMANIA SI SFIDANO CINA E INDIA'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-4148860497120185394</id><published>2007-09-24T09:24:00.002-07:00</published><updated>2007-09-24T09:33:01.010-07:00</updated><title type='text'>ABOLITO IL DIVIETO ALLA CACCIA DELLE BALENE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si è conclusa ieri la 58a Commissione Baleniera Internazionale annuale (CBI) svoltasi nell'arcipelago di Saint Kitts e Nevis, durante la quale il Giappone è riuscito ad ottenere una vittoria sul proseguimento della caccia alle balene.&lt;br /&gt;Il testo, scritto nel 1986, quando per la prima volta venne stabilito lo "stop" alla caccia alle balene, è stato abolito perché il divieto alla caccia non è più necessario in quanto il numero delle balene non è più tale da provocare una rapida scomparsa della specie.&lt;br /&gt;Per decidere sulla moratoria i 66 Paesi formanti la CBI hanno proposto una votazione e: 33 hanno votato per l'abolizione, 32 per il mantenimento mentre 1 si è astenuto.La revoca immediata dello scritto richiede una maggioranza del 75% degli Stati membri della CBI, ma questa non verrebbe raggiunta dato che molti Paesi, tra cui il Giappone e l'Islanda, "rispettando la moratoria", continuano però a cacciare balene a fini scientifici, per programmi di "ricerca" mentre, per esempio, la Norvegia la ignora del tutto: in totale solo questi 3 Paesi uccidono circa di 2.000 balene l'anno.&lt;br /&gt;Subito dopo l'abolizione d&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_4zPWcsIm4ww/RqUamJDVI_I/AAAAAAAAAXU/ggsOoQ2Fkfs/s1600-h/Megattera.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5090504196379452402" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_4zPWcsIm4ww/RqUamJDVI_I/AAAAAAAAAXU/ggsOoQ2Fkfs/s320/Megattera.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ella moratoria un gruppo di 10 militanti di Greenpeace, partiti da una nave al largo, sono stati arrestati dalla polizia mentre manifestavano in favore del mantenimento della moratoria sulla caccia alle balene, separatamente dalla riunione annuale della CBI. Verranno processati per ingresso illegale nel Paese e resistenza alla polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REAZIONE DEL WWF&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Il Giappone ha voluto ritornare indietro di 60 anni, quando esistevano i Club dei balenieri: per salvare veramente le balene, si deve cominciare col riformare la Commissione Baleniera Internazionale". Queste sono le parole del ù che dopo la vittoria del Giappone ritengono necessaria una modifica alla CBI in quanto "ormai inadeguata a svolgere il suo ruolo".&lt;br /&gt;Secondo il WWF, infatti, "una riforma dell CBI è indispensabile se davvero si vuole salvare dall'estinzione la Balena grigia, la Balena della Groenlandia (queste le più a rischio), o tutelare la Balenottera boreale o quella azzurra o, tra i delfini, il Cefalorinco di Hector che risultano essere in pericolo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REAZIONE DELL'ENPA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'Ufficio Relazioni Internazionali dell'Ente Nazionale Protezione Animali ha chiesto alla CBI di impegnarsi a tutelare i cetacei e la loro sopravvivenza: dopo la vittoria del Giappone, l'ENPA ha infatti contattato tutte le 66 ambasciate per chiedere loro di schierarsi a favore dei cetacei, ma le 33 votanti per l'abolizione della moratoria hanno risposto dicendo di voler continuare nella mattanza delle balene e di tutti i cetacei.&lt;br /&gt;In questi giorni anche i più piccoli soci ENPA stanno mandando lettere, disegni e messaggi dove scrivono i loro commenti e le loro opinioni, dove esprimono la loro voglia di vedere ancora delle creature enormi sguazzare negli Oceani.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-4148860497120185394?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/4148860497120185394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=4148860497120185394&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/4148860497120185394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/4148860497120185394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/abbolito-il-divieto-alla-caccia-delle.html' title='ABOLITO IL DIVIETO ALLA CACCIA DELLE BALENE'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4zPWcsIm4ww/RqUamJDVI_I/AAAAAAAAAXU/ggsOoQ2Fkfs/s72-c/Megattera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-205114462834979689</id><published>2007-09-24T09:24:00.001-07:00</published><updated>2007-09-24T09:24:38.776-07:00</updated><title type='text'>LE NOSTRE AMBIGUITA'</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' vero che l'Italia non è considerata uno Stato credibile da parte di Israele e del governo libanese? E' vero che abbiamo sottoscritto un patto segreto con la Siria per salvare la pelle ai nostri 3 mila soldati dispiegati in Libano da un attentato dell'Hezbollah o di Al Qaeda? La rivelazione su un possibile accordo segreto tra D'Alema e Assad che impegnerebbe il nostro Paese a porre fine all'isolamento internazionale della Siria in cambio della garanzia che l'Hezbollah non compirà attentati, è stata smentita dal nostro ambasciatore a Tel AvivDeBernardin che ha assicurato che la notizia diffusa dall'edizione online del quotidiano israeliano Haaretz non è riconducibile a «fonti israeliane autorizzate ».&lt;br /&gt;Ma certamente la questione della sicurezza del nostro contingente inquadrato in seno all'Unifil è stata al centro dei colloqui che D'Alema ha avuto con Assad lo scorso 5 giugno a Damasco. Il nostro ministro degli Esteri ha additato nella «presenza di gruppi legati ad Al Qaeda, il «pericolo maggiore» per i nostri soldati. E ha lasciato intendere che la collaborazione dell'Hezbollah e diHamasè stata determinante nell'azione di prevenzione del pericolo. Così come è altrettanto certo che la Siria ha sollevato con forza la questione dell'istituzione del Tribunale internazionale sull'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri, che vede imputata la leadership siriana. D'Alema a Damasco si è prodigato nel rassicurare i siriani che il Tribunale «non è diretto contro uno Stato» e che comunque «non partirà subito.&lt;br /&gt;L'impegno italiano a contenere l'ostilità nei confronti della Siria, è riemerso nel giorno dei funerali a Beirut del deputato anti-siriano Walid Eido, ucciso in un attentato all'auto- bomba il 13 giugno, sostenendo la nostra contrarietà a fare «l' elenco dei buoni e dei cattivi». Una posizione controcorrente rispetto a quella degli Stati Uniti e del governo libanese che hanno addossato la paternità dell'attentato alla Siria. La posizione dell' Italia è risultata in contrasto con quella del governo libanese anche sulla cruciale questione del riarmo dell' Hezbollah. Mentre il 14 giugno un memorandum dello Stato maggiore dell'Esercito libanese, reso noto dall'inviato dell'Onu per il Medio Oriente Terje Roed-Larsen, ha accusato la Siria di aver fornito illegalmente armi all' Hezbollah nel Libano meridionale, lo stesso giorno il generale Claudio Graziano, comandante dell'Unifil, ha controbattuto che «nella mia area operativa non vi è alcuna attività ostile aperta e non vediamo alcun riarmo».&lt;br /&gt;L'atteggiamento italiano risulta in contrasto con quello del premier Siniora che ha accusato i servizi segreti siriani di manovrare i terroristi binladiani di Fath Al Islam, di Saad Al Hariri che ha lanciato un appello ai Paesi arabi a «boicottare il regime terrorista siriano», e di Walid Jumblatt che ha definito il regime di Assad «una banda di assassini», ammonendo che «americani ed europei commettono un tragico errore flirtando con Assad ». Ciò che probabilmente sfugge a Israele e al governo libanese, è che per la verità non vi è alcuna novità nell'atteggiamento dell'Italia nei confronti della Siria e della strategia di prevenzione del terrorismo. D'Alema non sta facendo altro che perpetuare una prassi consolidata sin dagli anni Settanta quando esplose il fenomeno del terrorismo palestinese su scala internazionale. Ricordo come nel 1983 mi trovai al seguito dell'allora ministro degli Esteri Andreotti in una visita a Damasco del tutto simile a quella recente di D'Alema nello spirito e negli obiettivi.&lt;br /&gt;E non fu affatto un caso che il contingente italiano inviato a Beirut a protezione dei civili palestinesi dopo l'evacuazione dei fedaiyin di Arafat, fu l'unico a non essere colpito dagli attentati dell'Hezbollah che, proprio allora, inaugurò il fenomeno dei kamikaze islamici. I soldati italiani furono risparmiati in virtù di un accordo segreto con i servizi segreti siriani, che si fecero garanti del comportamento dell'Hezbollah e del loro sponsor principale, l'Iran di Khomeini. Così come non c'è alcuna novità nell'impegno dell'Italia a sdoganare i regimi dittatoriali arabi. Il caso di maggior successo è stato quello della Libia di Gheddafi che, dopo anni di isolamento internazionale per la sua responsabilità nelle stragi di Lockerbie del 1988 e dell'aereo Uta esploso nei cieli del Niger nel 1989, ha potuto riscattare una verginità politica grazie all'impegno dei governi italiani di sinistra e di destra.&lt;br /&gt;Probabilmente oggi è maggiormente accentuata una connotazione dell'Italia al fianco di Siria, Iran, Hezbollah e Hamas. Non può non lasciare perplessi il fatto che la Farnesina non abbia né condannato il sanguinoso golpe militare di Hamas a Gaza né dato il suo appoggio al nuovo governo costituito dal presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen. Quindi se è vero che l'Italia perde il pelo ma non il vizio nel flirtare con stati spesso sponsor del terrorismo, teniamo però presente che oggi il nemico non sta solo al di là dei confini ma ce l'abbiamo fin dentro casa nostra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-205114462834979689?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/205114462834979689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=205114462834979689&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/205114462834979689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/205114462834979689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/le-nostre-ambiguita.html' title='LE NOSTRE AMBIGUITA&apos;'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6028892859433615583</id><published>2007-09-24T09:23:00.000-07:00</published><updated>2007-09-24T09:24:04.091-07:00</updated><title type='text'>MOSCHEE, E' L'ORA DEI PROVVEDIMENTI</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il vertice dei ministri dell'Interno di Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Polonia, svoltosi l'11 e il 12 maggio a Venezia, ha coinciso con una fase particolarmente critica per la sicurezza internazionale. Il 30 aprile a Londra sono stati condannati all'ergastolo cinque musulmani britannici che si apprestavano a compiere degli attentati terroristici contro una serie di obiettivi, tra cui la sede del Parlamento, la rete di distribuzione elettrica e del gas, supermercati e locali notturni. Sempre a Londra, all'inizio di aprile, il ministro della Sicurezza americano Michael Chertoff ha confessato che gli Stati Uniti temono un nuovo 11 settembre scatenato da kamikaze islamici con cittadinanza europea. Contemporaneamente assistiamo a una recrudescenza dell'attività terroristica di Al Qaeda e di gruppi jihadisti in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Arabia Saudita, Marocco, Algeria, Turchia, Egitto. Nel suo intervento il titolare del Viminale, Giuliano Amato, ha fatto un' analisi corretta del fenomeno del terrorismo globalizzato individuando un legame organico: «Siamo in presenza di un network e dobbiamo essere network anche noi. Un network legale, rispettoso dei principi dello Stato di diritto, ma funzionale nel suo insieme a fronteggiare il network di chi dobbiamo combattere». Ugualmente ha centrato il fulcro del problema denunciando senza mezzi termini «l'abuso e l'uso sbagliato delle moschee, dei luoghi di religione e di pratica religiosa, che talora vengono utilizzati per fini diversi». Immagino che Amato si riferisse anche alle immagini registrate dalle telecamere nascoste della trasmissione Anno Zero della Rai lo scorso 29 marzo e di Controcorrente di Sky Tg24 dello scorso primo febbraio, che attestano in modo inequivocabile che nelle moschee italiane si predica l'odio contro i cristiani e gli ebrei e si educa alla repressione delle donne e al rifiuto dell'integrazione.&lt;br /&gt;Eppure, almeno finora, non c'è stata alcuna sanzione né da parte della magistratura né da parte dell'esecutivo. Così come non vi fu alcuna sanzione dopo che, il 7 settembre 2005, la telecamera nascosta di Matrix di Canale 5 registrò una delirante apologia dei terroristi suicidi palestinesi e di Bin Laden fatta da Nabil Bayoumi, direttore della moschea An Nur di Bologna, legata all'Ucoii. Ed ora il sindaco Cofferati sembra voler premiare l'Ucoii affidandole la costruzione di una mega-moschea a Bologna su un terreno in parte regalato dal Comune. Ebbene Amato, in un intervento in Parlamento lo scorso 11 aprile, ha sostenuto che «non è possibile espellere qualcuno sulla base di una trasmissione televisiva». Eppure si tratta di un documento che ritrae la realtà oggettiva, così come lo sono le immagini dei due aerei che si schiantarono contro le due Torri gemelle l'11 settembre, e non è una fiction così come vorrebbero far credere i fautori della teoria del complotto della Cia e del Mossad. Dobbiamo quindi decidere se vogliamo accettare la realtà oggettiva e avere il coraggio di agire di conseguenza, oppure metterla in discussione pur di avallare una tesi ideologica o più semplicemente perché abbiamo paura di affrontare gli estremisti islamici che hanno occupato le moschee d'Italia. Forse è il caso che l'Italia faccia proprio l'insegnamento che emerge sempre più dalla tragica esperienza della Gran Bretagna, il Paese europeo maggiormente infiltrato dall' estremismo islamico al punto da essersi trasformato in una «fabbrica di kamikaze». Al riguardo il direttore della tv Al Arabiya, Abdel Rahman Al Rashed, ha scritto sul quotidiano Asharq Al-Awsat: «La Gran Bretagna dovrebbe accettare ciò che hanno già fatto i Paesi musulmani: combattere gli estremisti togliendo loro l'ossigeno, che corrisponde ai loro giornali, radio, televisioni, pulpiti, moschee e siti Internet». E affrontando il nodo cruciale del rapporto tra sicurezza e diritto, Al Rashed precisa: «La soluzione è nelle mani dei legislatori titubanti. Concretamente oggi siamo alla vigilia di una guerra del terrorismo ed è preferibile perseguire gli estremisti islamici oggi che non dover perseguire l'insieme dei musulmani domani».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6028892859433615583?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6028892859433615583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6028892859433615583&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6028892859433615583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6028892859433615583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/moschee-e-lora-dei-provvedimenti.html' title='MOSCHEE, E&apos; L&apos;ORA DEI PROVVEDIMENTI'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-2386348199162269311</id><published>2007-09-24T09:22:00.000-07:00</published><updated>2007-09-24T09:23:07.494-07:00</updated><title type='text'>NON BASTA REGOLARE I FLUSSI, VANNO SALVATI I NOSTRI VALORI!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Diritti. Ancora diritti. Solo diritti. Ma dove sono i doveri? Se si voleva erigere un monumento al buonismo italico ci si è riusciti perfettamente. Il nuovo disegno di legge sull'immigrazione è la summa dei diritti che non vediamo l'ora di concedere, ma non vi è traccia dei doveri che dovremmo richiedere a chi arriva in Italia per migliorare le proprie condizioni di vita.Hai un contratto di lavoro per sei mesi? Ti diamo un permesso di soggiorno per uno o due anni. E quando scade te lo rinnoviamo per due o quattro anni. Sei rimasto disoccupato? Puoi stare tranquillamente in Italia per almeno un anno usufruendo di tutti i diritti dei cittadini. Ma chi paga? Arrivi in modo clandestino violando le leggi del tuo Paese e quelle italiane? No problem. Ti accoglieremo in un centro di accoglienza con comfort certificato dall'Onu, dalle Asl e da tutte le organizzazioni umanitarie. Dopo cinque anni di permanenza potrai decidere le sorti politiche delle nostre città votando e facendoti eleggere, anche se non te ne frega niente dell'interesse degli italiani o se il tuo obiettivo è di consolidare il potere di uno «stato etnico-confessionale- identitario» che prima o poi scatenerà la guerra contro noi tutti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Agli immigrati non chiediamo nulla, tutt'al più ci permettiamo di offrire loro dei corsi di lingua italiana e di conoscenza della Costituzione. Ma si tratta di un optional. Ci vanno ugualmente bene sia chi vi aderisce sia chi li rifiuta. La Carta dei valori, della cittadinanza e dell'integrazione? Stupenda enunciazione dei diritti dell'uomo universalmente riconosciuti. Peccato che non abbiamo il coraggio di chiedere a nessuno di sottoscriverla, in particolar modo all'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) per la quale era stata originariamente concepita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ci siamo proprio. Non va bene questo disegno di legge Amato- Ferrero così come era inadeguata la legge Bossi-Fini. Perché entrambe sono concepite come un meccanismo di regolamentazione dei flussi di immigrati, riducendo il ruolo del governo a quello di un'agenzia di collocamento. Tanto vale affidare tale compito a «Italia Lavoro», che lo farebbe probabilmente meglio se la si lasciasse operare autonomamente. Compito del governo dovrebbe essere la definizione di un modello di convivenza sociale, individuando i valori fondamentali e le regole condivise degli italiani che sostanziano una comune identità nazionale, al cui interno tracciare il percorso di integrazione degli immigrati secondo il principio dei diritti e dei doveri da ottemperare in modo obbligatorio, al fine di salvaguardare le nostre certezze e le legittime aspettative altrui. Diversamente ci si comporta da razzisti, non nei confronti degli immigrati, ma nei confronti degli italiani.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La classe politica italiana dovrebbe finalmente capire che se vogliamo veramente fare il bene degli immigrati, dobbiamo innanzitutto realizzare il bene degli italiani. Possibile che la politica si riduca a distruggere ciò che ha fatto il precedente governo per mero tornaconto elettorale, invece di costruire valorizzando e migliorando l'esistente nel nome dell'interesse supremo degli italiani? Possibile che anche la sinistra riduca l'immigrato a forza lavoro anziché considerarlo nella sua integralità di persona che, proprio perché non deve essere discriminata, deve essere trattata alla pari dei cittadini, ossia sulla base del principio dei diritti e dei doveri?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diciamola tutta la verità: destra e sinistra sono finite nel vicolo cieco della faziosità partitica e del disinteresse della collettività perché è estremamente arduo in Italia definire il quadro delle certezze valoriali che sostanziano l'identità nazionale. E visto che non possiamo costruire partendo da noi stessi perché non sappiamo chi siamo, in cosa crediamo e il traguardo che dovremmo conseguire, finiamo per riversare le nostre aspettative sugli altri investendo nelle loro certezze. Azzerando tutto il nostro passato, relativizzando tutto il nostro presente, mettendo a repentaglio tutto il nostro futuro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-2386348199162269311?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/2386348199162269311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=2386348199162269311&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2386348199162269311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/2386348199162269311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/non-basta-regolare-i-flussi-vanno.html' title='NON BASTA REGOLARE I FLUSSI, VANNO SALVATI I NOSTRI VALORI!'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-3658422590633196749</id><published>2007-09-24T09:21:00.000-07:00</published><updated>2007-09-24T09:22:11.659-07:00</updated><title type='text'>A CHI NON CI ASCOLTA ...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Tutti parlano di noi&lt;/strong&gt;: psicologi, opinionisti, politici, pubblicitari, professori, tutti sono pronti a studiarci, raccontarci, manipolarci, sfruttarci, giudicarci ma nessuno ad ascoltarci. Non che sia una cosa facile perché forse noi stessi, per primi, non ci capiamo, non ci ascoltiamo. Chiusi nel nostro individualismo, nel nostro egoismo facciamo fatica a relazionarci con gli altri, anche con i coetanei. Persi i grandi ideali e i valori importanti capaci di aggregare, ci ritroviamo soli anche quando siamo in compagnia perché i nostri contatti sono spesso superficiali, limitati a volte solo allo svago o a tutto ciò che di futile il mondo degli adulti ha creato per tenerci tranquilli, dipendenti. E’ difficile trovare “l’amico/a del cuore” perché abbiamo paura di aprirci, di mostrare le nostre fragilità, le nostre speranze, i nostri sogni, paura di vedere le nostre debolezze usate un domani contro di noi. Ma nonostante tutto penso che sia giunto il momento per noi di divenire protagonisti, artefici della nostra vita, di partecipare in prima persona alla costruzione del nostro futuro, alle decisioni che ci riguardano perché ritengo che oggi più che mai il mondo abbia bisogno di rinnovarsi, di rigenerarsi e chi meglio di noi, che siamo ancora incorrotti, incapaci di compromessi, spesso inflessibili, può provare a farlo?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ai politici.&lt;/strong&gt; Avete realizzato per anni ministeri, sempre più numerosi, dai nomi pretenziosi Politiche Giovanili, Istruzione, Salute, Famiglia, Lavoro, ecc. il cui fine dovrebbe essere quello di proteggerci, educarci, curarci, aiutarci, prepararci, ma che sono solo cattedrali nel deserto create per soddisfare soprattutto la vostra ambizione, la vostra voglia di protagonismo e da cui noi siamo da sempre esclusi. Parlate di noi, decidete per noi ma non chiedete mai a noi; i soli contatti con i giovani si limitano a rapidi incontri in scuole ed atenei (attentamente selezionati) dove venite a spiegarci come siamo, quanto siamo importanti e ciò che avete intenzione di fare per costruirci un mondo migliore, promesse puntualmente disattese. Accettate magnanimamente qualche domanda a cui date le solite risposte preconfezionate, se vi applaudono è il riconoscimento della vostra competenza, se vi contestano è l’espressione di piccole frange estremiste, strumentalizzate come sempre dai vostri avversari politici, come se noi giovani fossimo incapaci di formarci delle idee e delle opinioni liberamente. Ma vi siete mai fermati ad ascoltarci veramente? Ascoltate mai i vostri figli, i vostri nipoti, i giovani che vi stanno intorno? Avete mai pensato che fallire con noi è fallire con loro? Che questa società senza morale, senza ideali dove quello che conta non è essere ma apparire è quella dove condannate a vivere anche loro?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-3658422590633196749?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/3658422590633196749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=3658422590633196749&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3658422590633196749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/3658422590633196749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/chi-non-ci-ascolta.html' title='A CHI NON CI ASCOLTA ...'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-4892971163982844504</id><published>2007-09-24T09:20:00.000-07:00</published><updated>2007-09-24T09:21:12.111-07:00</updated><title type='text'>DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Articolo 18&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Articolo 19&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-4892971163982844504?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/4892971163982844504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=4892971163982844504&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/4892971163982844504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/4892971163982844504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/dichiarazione-universale-dei-diritti.html' title='DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4607991848094706491.post-6209124494556610266</id><published>2007-09-24T09:18:00.000-07:00</published><updated>2007-09-24T09:20:29.748-07:00</updated><title type='text'>CHIESA: UNICO IMPUTATO?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa fin dalle sue origini si è prefissata l’obbiettivo della definizione e della difesa dell’ortodossia, indicando pertanto alla comunità dei fedeli quali posizioni dottrinarie siano ortodosse e quali no, eventualmente allontanando chi continua a sostenere posizioni eretiche (anche con la scomunica). A un certo punto della storia è subentrata una modalità diversa di difesa della fede, che è quella definita col termine specifico di Inquisizione (dal latino inquirere: indagare, investigare).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il &lt;strong&gt;Tribunale dell’Inquisizione&lt;/strong&gt; nasce, ufficialmente, nel 1184 con il decreto di Papa Lucio III Ad Abolendam, che stabilì il principio (sconosciuto al diritto romano) che si potesse formulare un'accusa di eresia contro qualcuno e iniziare un processo a suo carico, anche in assenza di testimoni attendibili. Nel 1208, il potere politico e quello religioso scatenarono una vera e propria crociata contro Càtari e Valdesi, facendo leva, da un lato, sul carattere sovversivo di questi movimenti che predicavano spirito egualitario che andava contro il rigido ordine sociale del Medioevo fondato sul cristianesimo, e, dall'altro, sulla loro capacità di distogliere dalla “vera fede”. Le eresie minavano, infatti, le fondamenta stesse degli Stati, la cui unità dipendeva proprio da una religione comune e condivisa, quella cristiana. La Chiesa cattolica capì quindi che il fenomeno dei movimenti ereticali non poteva essere affrontato in maniera sporadica ma richiedeva un approccio di tipo sistematico: fu in questo modo che prese forma l'idea di uno speciale tribunale che si occupasse specificamente del problema. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Le procedure di questo tribunale erano regolate da norme severe. Se, nel corso di un processo contro un eretico, l'inquisito (il termine moderno deriva proprio dall'uso medievale) accettava subito di ritrattare poteva non subire alcuna grave conseguenza: l'indagato confessava la propria colpa (vera o presunta) egli doveva dichiarare pubblicamente il proprio errore, la volontà di non ripeterlo per il futuro e l'impegno a denunciare al Santo Uffizio eventuali eresie di cui fosse venuto a conoscenza (abiura). Se ciò non avveniva l'ufficiale inquisitore minacciava la tortura e, di fronte a un ulteriore rifiuto, procedeva alle vie di fatto. Se l'imputato, nonostante tutto, persisteva, allora il Tribunale dichiarava la propria incapacità a ricondurre l'eretico dentro i confini della Chiesa e lo affidava al “braccio secolare”, cioè il tribunale civile che ne aveva la giurisdizione (bisogna anche tenere presente che il diritto medievale non distingueva fra reato e peccato e che il Cristianesimo era la “religione di stato”): questo perché il Tribunale dell'Inquisizione non ebbe mai il potere di eseguire direttamente condanne a morte né al carcere. Tale situazione creò un rapporto di reciproco compromesso, per cui la Chiesa aveva bisogno del potere civile per eseguire le condanne corporali (non per nulla si cominciò a parlare, appunto, di braccio secolare) e il potere politico, spesso, utilizzò la copertura dei Tribunali dell'Inquisizione per dare una veste di legittimità alle proprie campagne repressive contro avversari politici.&lt;br /&gt;Oggi, dopo secoli di reciproca delegittimazione e accuse, il rapporto fra la cultura laica e quella cattolica ha fatto notevoli passi in avanti e commissioni miste di laici e cattolici si sono confrontate in anni recenti su questioni delicatissime (ad esempio il caso Galilei). L'Inquisizione fu certamente responsabile della morte di migliaia di persone nel corso dei secoli e ancora oggi è sinonimo di strumento di coercizione del pensiero in tutte le sue forme proprio perché le vittime dei suoi tribunali avevano l'unica colpa di avere opinioni diverse. E’ forse per questo che Papa Giovanni Paolo II, in un discorso dell’8 marzo 2000 chiese perdono, a nome della Chiesa, per i peccati dei suoi appartenenti anche riguardo all’Inquisizione.&lt;br /&gt;Eppure, durante i secoli della sua attività, si è affermato un principio fondamentale per la nostra civiltà giuridica. Per quanto poco rilevato nei libri, fu grazie all'Inquisizione che si affermò il principio che la giustizia non deve servire ad esercitare la vendetta dello Stato contro il crimine, ma deve tendere al recupero del colpevole (magari utilizzando pene alternative al carcere). Infatti, proprio perché i giudici dell'inquisizione non avevano il potere di condannare né a morte né al carcere (lo spirito dell'Inquisizione all'origine non era punitivo, ma di recupero delle anime) non è infrequente imbattersi in documenti nei quali l'inquisito viene condannato a recarsi in pellegrinaggio in Terrasanta, o a servire per un certo periodo nelle mense dei poveri, o, come nel caso di Galilei, a recitare preghiere per un certo numero di settimane.&lt;br /&gt;Ma non c’è dubbio che ci siano voluti secoli (e forse non ne siamo ancora del tutto fuori) per rimuovere la filosofia di fondo che presiedeva al giudizio inquisitorio, cioè la pretesa di giudicare l'opinione, l'idea, la credenza di un uomo: l'inquisitore metteva, infatti, sotto processo l'anima dell'inquisito. Ed io penso che forse questa sia l’unica vera colpa dell’Inquisizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;da Pergamon Journal Di tutto, di più&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4607991848094706491-6209124494556610266?l=magazine-pergamonjournal.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/feeds/6209124494556610266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4607991848094706491&amp;postID=6209124494556610266&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6209124494556610266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4607991848094706491/posts/default/6209124494556610266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://magazine-pergamonjournal.blogspot.com/2007/09/chiesa-unico-imputato.html' title='CHIESA: UNICO IMPUTATO?'/><author><name>BdP 2007</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
